
Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa. 1 Giovanni 1:9
Giosuè: poi era entrato in quella fitta nuvola, che potevano vedere anche dalla pianura in cui si trovavano. Da quel momento, Mosè era sempre rimasto sulla cima della montagna, che i lampi della presenza divina illuminavano a tratti. Gli ebrei erano ansiosi di rivedere Mosè. Abituati ai simulacri delle divinità egiziane, riusciva loro difficile avere fede in un essere invisibile. Mosè era un punto di riferimento, ed essi avevano riposto in lui la loro fiducia. Ma ora era scomparso.PP 262.1
Passarono i giorni e le settimane: Mosè non ritornava. Benché la nuvola fosse ancora visibile, nell’accampamento israelita cominciò a diffondersi la voce che egli li avesse abbandonati, o fosse stato ucciso dal terribile fuoco divino. PP 262.2
Consapevoli della propria mancanza di risorse, in assenza della loro guida, gli ebrei ritornarono alle vecchie superstizioni. I gruppi che per primi avevano manifestato la loro impazienza protestando furono i principali fautori dell’apostasia che seguì. PP 262.5
Una folla numerosa circondò la tenda di Aronne, che in assenza di Mosè era stato nominato giudice supremo, e gli rivolse questa richiesta: “...Orsù, facci un dio, che ci vada dinanzi, poiché, quanto a Mosè, a quest’uomo che ci ha tratto del paese d’Egitto, non sappiamo che ne sia stato” PP 263.1
Aronne temeva per la propria vita e, invece di difendere l’onore di Dio, si piegò alle richieste della folla. PP 263.3
Anche oggi, troppo spesso, l’amore per il piacere viene dissimulato da un’apparenza di religiosità. Ancora oggi la gente è alla ricerca di una religione che permetta a quanti ne praticano i riti e i culti di abbandonarsi a passioni egoistiche e sensuali. Anche oggi esistono persone deboli come Aronne che, pur ricoprendo un’importante e autorevole posizione nella chiesa, cedono ai desideri di chi non crede in Dio e li incoraggia alla trasgressione. PP 264.1
«In tutto ciò che riguarda il successo dell’opera di Dio, le primissime vittorie devono essere conquistate nella vita familiare. È qui che deve iniziare la preparazione per il sabato. Durante tutta la settimana i genitori ricordino che la loro casa deve essere una scuola in cui i loro figli siano preparati per le corti celesti. Che le loro parole siano parole giuste. Nessuna parola che i loro figli non dovrebbero sentire deve sfuggire dalle loro labbra. Che lo spirito sia mantenuto libero dall’irritazione. Genitori, durante la settimana vivete come alla presenza di un Dio santo, che vi ha dato dei figli da educare per Lui. Educate per Lui la piccola chiesa nella vostra casa, affinché nel giorno di sabato tutti siano preparati ad adorare nel santuario del Signore. Ogni mattina e ogni sera presentate i vostri figli a Dio come Sua eredità acquistata con il sangue. Insegnate loro che è loro massimo dovere e privilegio amare e servire Dio.” 6T 354.1
«I genitori dovrebbero avere a cuore di rendere l’adorazione di Dio una lezione pratica per i propri figli. I passi della Scrittura dovrebbero essere più spesso sulle loro labbra, specialmente quei passi che preparano il cuore al servizio religioso. Le preziose parole potrebbero benissimo essere ripetute spesso: “Anima mia, spera in Dio, perché da Lui viene la mia speranza.” Salmo 62:5. 6T 354.2
«Quando il sabato viene così osservato, le cose temporali non potranno invadere quelle spirituali. Nessun dovere relativo ai sei giorni lavorativi sarà lasciato per il sabato. Durante la settimana le nostre energie non saranno così esaurite dal lavoro temporale che nel giorno in cui il Signore riposò e si rinfrancò saremo troppo stanchi per dedicarci al Suo servizio. 6T 354.3
«Sebbene la preparazione per il sabato debba essere fatta durante tutta la settimana, il venerdì deve essere il giorno speciale di preparazione. Per mezzo di Mosè il Signore disse ai figli d’Israele: “Domani è il riposo del santo sabato per il Signore: cuocete oggi ciò che volete cuocere, e fate bollire ciò che volete far bollire; e ciò che rimane mettetelo da parte per voi, affinché sia conservato fino al mattino.” «E il popolo andò a raccoglierla [la manna], la macinò nei mulini o la pestò nel mortaio, la cotte nelle padelle e ne fece delle focacce.» Esodo 16:23; Numeri 11:8. C’era qualcosa da fare per preparare il pane mandato dal cielo per i figli d’Israele. Il Signore disse loro che questo lavoro doveva essere fatto il venerdì, il giorno di preparazione. Questa era una prova per loro. Dio desiderava vedere se avrebbero santificato o meno il sabato.” 6T 354.4
Per essere… un cristiano, una persona veramente religiosa, bisogna prima di tutto organizzare il proprio intero essere, controllando, coordinando e utilizzando correttamente la propria forza, la propria energia, i propri mezzi e il proprio tempo. Chiunque non riesca a mettere in atto questa quadruplice economia integrata dell’essere, non potrà mai raggiungere alcun vero successo. Per farlo, deve ricavare «sessanta secondi di distanza percorsa da ogni minuto spietato», sessanta minuti di massima applicazione e realizzazione da ogni ora di lavoro o di riposo, e la massima efficacia da ogni movimento o gesto. Deve, in breve, eliminare ogni movimento sprecato, così come ogni duplicazione e sovrapposizione di movimenti sconsiderata e tortuosa, che non porta a nessun risultato ma solo esaurisce la sua riserva di energia. Il lavoro di un cristiano così completo non sarà mai svolto in modo approssimativo o casuale.
Leggi Osea 6. Cosa noti in particolare qui riguardo al modo in cui Dio descrive Se stesso nel Suo appello al pentimento?
La corruzione in Israele, durante gli ultimi cinquant’anni prima della deportazione assira, fu simile a quella dei giorni di Noè e di ogni altro periodo in cui gli uomini hanno respinto Dio e si sono votati interamente al male. Così quando il popolo di Israele, adorando Baal e Asera, esaltò le forze della natura, interruppe ogni rapporto con tutto ciò che è nobile ed elevato e divenne facile preda della tentazione. Una volta abbattute le barriere spirituali, non si è più in grado di lottare contro il peccato e ci si abbandona alle passioni più vili. PR 155.2
I profeti si schierarono contro l’oppressione, la palese ingiustizia, la lussuria e lo spreco. Essi biasimarono le orge e l’ubriachezza del loro tempo, ma proteste e denunce furono inutili. Amos dichiarò: “Voi odiate chi in tribunale vi accusa di ingiustizia e dice la verità... Voi tormentate l’uomo giusto, accettate ricompense illecite e impedite ai poveri di ottenere giustizia in tribunale”. Amos 5:10, 12. PR 155.3
Ai trasgressori furono date molte opportunità di ravvedersi. Nei momenti più critici dell’apostasia il messaggio di Dio parlò di perdono e, di speranza: “Io voglio distruggerti, popolo d’Israele! Nessuno potrà venirti in aiuto. Dov’è ora il tuo re per salvarti nelle tue città?” Osea 13:9, 10. Il profeta esortò dicendo: “Venite, torniamo al Signore. Egli ci ha feriti e ci curerà! Egli ci ha colpiti e ci guarirà! In due o tre giorni ci ridarà la vita e la forza, e noi vivremo davanti a lui. Sforziamoci di conoscere il Signore. La sua venuta è certa come l’aurora, come la pioggia di primavera che bagna la terra”. Osea 6:1-3. PR 155.6
A tutti coloro che avevano perso di vista il piano divino per la liberazione dei peccatori caduti in potere di Satana, il Signore offriva restaurazione e pace. Egli dichiarò: “Farò tornare da me il mio popolo, lo amerò con tutto il cuore. Ho allontanato da lui la mia ira. Sarò per Israele come la rugiada. Egli fiorirà come un giglio e le sue radici saranno salde come quelle degli alberi del monte Libano. I suoi germogli si stenderanno e saranno belli come quelli dell’ulivo. La loro fragranza sarà come quella dei cedri del Libano. Tornerà a vivere sotto la mia protezione. Coltiverà il grano, fiorirà come la vigna e sarà famoso come il vino del Libano. Il popolo d’Israele non avrà più nulla a che fare con gli idoli; risponderò alle sue preghiere e avrò cura di lui. Sarò come un cipresso sempre verde. Sono io che gli concedo raccolti abbondanti. Chi è saggio capisca queste cose, chi è intelligente afferri il loro significato. Le vie del Signore sono diritte, gli uomini giusti camminano in esse, mentre i peccatori inciampano e cadono”. Osea 14:5-10. PR 156.1
Dio insisteva sulle benedizioni riservate a coloro che lo cercavano: “...Cercate me se volete vivere... Cercate di fare quel che è bene e non il male...”. Cfr. Amos 5:4, 5, 14, 15. PR 156.2
La maggior parte di coloro che udirono questi inviti rifiutarono di beneficiarne. Le parole dei messaggeri di Dio erano talmente in contrasto con i desideri malvagi degli idolatri che il sacerdote di Betel fece sapere al sovrano di Israele: “Amos è qui nel regno d’Israele e congiura contro di te. La gente non sopporta più i suoi discorsi”. Amos 7:10. PR 156.3
Non basta stabilire questa comunione con il Cristo, bisogna anche preservarla. Gesù ha detto: “Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppur voi, se non dimorate in me”. Giovanni 15:4. SU 519.2
Non si tratta di un’unione occasionale o di un collegamento lontano. Il ramo diventa parte vivente della vite; dalla radice ai rami si trasmettono senza interruzione la vita, la linfa e la capacità di portare frutto. Il tralcio non può vivere diviso dalla vite. Gesù ha detto che nessuno può vivere separato da lui. La vita ricevuta da lui può essere preservata soltanto mediante una comunione costante. Senza di lui non si può né vincere un solo peccato né resistere a una sola tentazione.SU 519.3
“Dimorate in me, e io dimorerò in voi”. Dimorare in Gesù significa ricevere costantemente il suo Spirito e consacrarsi al suo servizio. Vi deve essere un costante rapporto di comunione fra l’uomo e il suo Dio. Come il tralcio riceve continuamente la linfa dal tronco, così noi dobbiamo attingere da Gesù la fede, la forza e la perfezione del nostro carattere. SU 519.4
Leggi Atti 3:18, 19. Perché il pentimento è così importante nel processo di crescita spirituale? Che cos’è un tempo di “rinfresco”?
Qui, nella solitudine del deserto, Paolo ebbe ampia opportunità di studiare e meditare tranquillamente. Egli rifletté con calma sul suo passato, e trascorse molto tempo in pentimento. Cercò Dio con tutto il cuore, senza stancarsi fino a che non ebbe la certezza che il suo pentimento era stato accettato e i suoi peccati perdonati. Paolo desiderava avere la certezza che Gesù sarebbe stato al suo fianco durante il suo futuro ministero. Cancellò dalla sua anima i pregiudizi e le tradizioni che lo avevano guidato fino allora, e ricevette istruzione dalla Fonte della verità. Gesù comunicò con lui e lo stabilì nella fede, riversando su di lui le abbondanti benedizioni della sua grazia e della sua saggezza. UVI 79.4
Quando la mente dell’uomo è in comunione con la mente di Dio, il finito con l’Infinito, l’effetto sul corpo, la mente e l’anima è inestimabile. In tale comunione si trova la più elevata forma di educazione. Questo è il metodo di Dio per lo sviluppo umano. “Riconciliati dunque con Dio” è il messaggio che deve essere dato all’umanità. UVI 79.5
La fase istruttoria del giudizio e la cancellazione dei peccati avverranno prima del secondo avvento del Signore. Se i morti devono essere giudicati secondo ciò che è scritto nei libri è impossibile che i peccati degli uomini possano essere cancellati prima che i loro casi siano stati esaminati. L’apostolo Pietro afferma chiaramente che i peccati dei credenti saranno cancellati “affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di refrigerio e ch’Egli vi mandi il Cristo...” Atti 3:19, 20. Concluso il giudizio investigativo, il Cristo verrà offrendo il premio da dare “secondo l’opera di ciascuno”. 1 Pietro 1:17. GC 379.4
La grande opera della proclamazione del messaggio del Vangelo si chiuderà con una manifestazione della potenza di Dio non inferiore a quella che ne caratterizzò gli inizi. Le profezie che si adempirono con la discesa della pioggia della prima stagione, si adempiranno nuovamente con la pioggia dell’ultima stagione, alla fine dei tempi. Si tratta di quei “tempi di refrigerio” ai quali alludeva l’apostolo Pietro quando disse: “Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati, affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di refrigerio e ch’Egli vi mandi il Cristo...” Atti 3:19, 20. GC 478.2
I figli di Dio, con il volto risplendente di vera consacrazione, andranno da una località all’altra per proclamare il messaggio di Dio. In tutta la terra migliaia di voci trasmetteranno l’avvertimento. I malati saranno guariti, miracoli e prodigi accompagneranno i credenti. Anche Satana, da parte sua, farà dei falsi miracoli, fino a far scendere il fuoco dal cielo. Cfr. Apocalisse 13:13. Gli abitanti della terra saranno invitati quindi a prendere posizione. GC 478.3
Leggi Esodo 34:1–10. Quale verità fondamentale si trova qui?
«Il Signore passò davanti a lui e proclamò: “Il Signore, il Signore Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di bontà e di verità, che conserva la misericordia per migliaia di generazioni, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato”. Esodo 34:6, 7. UL 41.1
«Quanto dovremmo essere grati che il Signore sia lento all’ira! Che pensiero meraviglioso è che l’Onnipotente ponga un freno al Suo potente potere! Ma poiché il Signore è tollerante e longanime, il cuore umano manifesta spesso la tendenza ad avventurarsi presuntuosamente ad aggiungere peccato su peccato! ... «Poiché la sentenza contro un'opera malvagia non viene eseguita rapidamente, perciò il cuore dei figli degli uomini è pienamente deciso a fare il male» (Ecclesiaste 8:11). Invece di indurire il peccatore alla trasgressione continua, la pazienza di Dio dovrebbe condurlo a decidere di cercare il perdono di Dio, affinché le cifre a suo carico nel registro celeste possano essere cancellate.... UL 41.2
«Satana è l’originatore del male. Egli si è allontanato dalla sua fedeltà a Dio. Coloro che hanno continuato a simpatizzare con lui nella sua disaffezione sono stati, insieme a lui, esclusi dal cielo. Un odio implacabile contro Dio riempie la mente di Satana. Con insistenza ha usato la sua influenza per cancellare dalla famiglia umana l’immagine di Dio e imprimervi al suo posto la propria immagine satanica. Il suo tentativo di ingannare i nostri progenitori ebbe successo. Creata a immagine di Dio, la famiglia umana perse la sua innocenza, divenne trasgressiva e, come sudditi sleali, iniziò la sua caduta. Satana ottenne il controllo del potere d’azione dell’uomo. Attraverso i sensi influenzò la mente. UL 41.3
“Così è stato fin dall’inizio del mondo. Invece di rimanere sotto l’influenza di Dio, per poter riflettere l’immagine morale del suo Creatore, l’uomo si è posto sotto il controllo dell’influenza di Satana ed è diventato egoista. Così il peccato è diventato un male universale. E che male terribile è il peccato! UL 41.4
“Cedendo ai suggerimenti di Satana, i nostri progenitori hanno aperto le porte del male sul mondo. I principi discutibili del padre e della madre del genere umano influenzarono alcuni di coloro con cui avevano rapporti. Il male che ebbe inizio in Paradiso si è esteso attraverso i secoli. Sebbene Adamo ed Eva raccontassero con dolore ai loro figli la triste storia della Caduta, la loro famiglia si divise. Caino scelse di servire Satana, Abele di servire Dio. Caino uccise suo fratello Abele, perché questi non voleva seguire il suo esempio. UL 41.5
«Affinché il mondo non fosse distrutto a causa della sua corruzione morale, Dio intraprese la Sua grande opera di salvezza, mandando Suo Figlio su questa terra per redimere l’umanità.» — Manoscritto 55, 27 gennaio 1902, «La lunga pazienza di Dio». UL 41.6
Leggi la parabola in Matteo 22:1–14 che Gesù raccontò per spiegare questo concetto. Quali messaggi riesci a cogliere in questa parabola?
La parabola dell’abito nuziale contiene una lezione di estrema importanza: le nozze rappresentano l’unione di Dio con gli uomini e l’abito è un simbolo del carattere che devono possedere tutti coloro che vorrebbero partecipare alla festa. PV 213.1
Anche questa parabola, come quella del gran convito, illustra il rifiuto dell’invito evangelico da parte degli Ebrei e il conseguente appello di grazia rivolto ai Gentili, ma essa dà più rilievo al contegno offensivo degli ospiti invitati inizialmente e alla loro dura punizione. L’invito proviene dal re, cioè da qualcuno che è investito dell’autorità di impartire ordini. È un grande onore che tuttavia nessuno sa apprezzare. Gli invitati ignorano l’autorità del re. Mentre nell’altra parabola essi rispondono all’invito con indifferenza, in questa addirittura ricevono gli emissari con scherno e disprezzo e alla fine li uccidono! PV 213.2
Vedendo il suo invito respinto, il padrone di casa aveva dichiarato che nessuno degli invitati sarebbe stato più suo ospite; ma chi offende il re deve attendersi una punizione più grave: egli “s’adirò, e mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e ad ardere la loro città”. Matteo 22:7. PV 213.3
In ambedue le parabole gli ospiti si presentano infine alla festa, ma la seconda fa capire che prima devono prepararsi, e chi non lo fa viene buttato fuori: “Or il re, entrato per vedere quelli che erano a tavola, notò quivi un uomo che non vestiva l’abito di nozze. E gli disse: Amico, come sei entrato qua senza aver un abito di nozze? E colui ebbe la bocca chiusa. Allora il re disse ai servitori: Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti”. Matteo 22:11-13. PV 213.4
Erano stati i discepoli di Cristo ad invitare alla festa. Il Signore aveva inviato prima i dodici e successivamente i settanta ad annunciare che il regno dei cieli era alle porte. Dovevano invitare gli uomini al pentimento e a credere nell’Evangelo, ma il loro appello rimase inascoltato e gli invitati non si presentarono, perciò il re mandò un’altra volta i servi a dire: “Ecco, io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi ed i miei animali ingrassati sono ammazzati, e tutto è pronto; venite alle nozze”. Matteo 22:4. Fu questo il messaggio recato agli Ebrei dopo la crocifissione di Cristo, ma quello che si vantava di essere il popolo eletto di Dio, respinse l’Evangelo che gli era stato annunciato con la potenza dello Spirito Santo. Molti lo fecero con il più profondo disprezzo, altri addirittura, di fronte all’offerta di salvezza e perdono per aver respinto il Signore della gloria, si infuriarono al punto da scagliarsi letteralmente sui portatori del messaggio: “E vi fu in quel tempo una gran persecuzione contro la chiesa in Gerusalemme”. Atti 8:1. Molti uomini e donne furono gettati in prigione e alcuni dei messaggeri del Signore, come Stefano e Giacomo, furono perfino messi a morte. PV 213.5
Sebbene i servitori di Dio siano vigili e svolgano correttamente il loro lavoro, alcuni dei membri potrebbero non indossare l’abito nuziale. Un abito, come sapete, è qualcosa che si indossa all’esterno del corpo. L’abito, quindi, denota un comportamento quotidiano simile a quello di Cristo: la giustizia di Cristo nella vita quotidiana.
Il fatto che l’uomo della parabola fosse senza parole quando gli fu chiesto: «Amico, come sei entrato qui senza avere l’abito nuziale?», dimostra che era colpevole di negligenza, non di ignoranza! Era senza scuse, e lo sapeva.
Il pentimento deve implicare un profondo dolore per il peccato e il desiderio di rinunciarvi. Occorre riconoscerne la gravità e distaccarsene completamente se vogliamo davvero cambiare la nostra vita. VM 24.1
Sono molti coloro che non riescono a comprendere il vero significato del pentimento; essi sono rattristati per il peccato commesso e, temendo le conseguenze del loro comportamento, si limitano a migliorare se stessi soltanto superficialmente. Questo non è il pentimento che la Bibbia ci insegna: queste persone sono più dispiaciute per le conseguenze dei loro errori, che per il peccato in sé. Quando Esaù si accorse di aver definitivamente perso il diritto di primogenitura, provò lo stesso timore. Questa fu anche l’esperienza di Balaam, che terrorizzato dall’angelo che gli stava davanti con la spada sguainata, per paura di perdere la vita, riconobbe la propria colpa; ma in seguito dimostrò di non essersi pentito sinceramente, di non provare avversione per il male e di non aver cambiato le proprie intenzioni. VM 24.2
Dopo aver tradito il Signore, Giuda Iscariota esclamò: “Ho fatto male, ho tradito un innocente”. Matteo 27:4. Fu il terribile presentimento della condanna e l’angosciosa attesa del giudizio a strappare questa confessione alla coscienza colpevole di Giuda. Era terrorizzato soltanto per le conseguenze del proprio errore, ma in lui non si manifestò nessun dolore profondo e straziante per aver tradito il Figlio innocente di Dio. Quando il faraone d’Egitto fu colpito dai giudizi divini riconobbe il proprio peccato soltanto per evitare ulteriori castighi; infatti, appena le piaghe cessarono, ritornò a sfidare Dio. Tutti questi uomini non si preoccuparono per il peccato commesso, ma solo per le sue conseguenze. VM 24.3
Quando il peccatore si dimostra sensibile allo Spirito di Dio, la sua coscienza si risveglia ed egli avverte la profondità e la sacralità della legge con la quale Dio governa il cielo e la terra. “La luce vera, colui che illumina ogni uomo...” (Giovanni 1:9) si diffonde nell’animo del peccatore rivelandone i segreti, convincendolo pienamente del proprio peccato. L’uomo teme allora di doversi presentare davanti a colui che conosce tutto, perché oltre a essere consapevole delle proprie colpe, si rende conto della giustizia dell’Eterno. Scoprendo l’amore di Dio scorgerà la bellezza della santità, proverà la gioia della purezza e un profondo desiderio di essere perdonato e di poter entrare in contatto con il cielo. VM 25.1
La preghiera che Davide innalzò dopo aver commesso un grave errore, fa comprendere in che cosa consista il vero pentimento. Invece di cercare di attenuare la propria colpa o di evitare la condanna che lo minacciava, Davide comprese la gravità della propria trasgressione, riconobbe la sua immoralità, provò una vera avversione per il peccato. Non pregò soltanto per ottenere il perdono ma perché il suo cuore fosse purificato e implorò che gli fosse restituita la gioia della santità per poter vivere nuovamente in armonia e in comunione con Dio. Ecco le sue parole sincere: “Felice l’uomo al quale Dio ha perdonato la colpa e condonato il peccato. Felice l’uomo che ha il cuore libero da menzogna e che il Signore non accusa di peccato”. Salmi 32:1, 2. “Pietà di me, o Dio, nel tuo grande amore; nella tua misericordia cancella il mio errore. Lavami da ogni mia colpa, purificami dal mio peccato. Sono colpevole e lo riconosco, il mio peccato è sempre davanti a me. Contro te, e te solo, ho peccato; ho agito contro la tua volontà. Quando condanni, tu sei giusto, le tue sentenze sono limpide. Fin dalla nascita sono nella colpa, peccatore mi ha concepito mia madre. Ma tu vuoi trovare dentro di me verità, nel profondo del cuore mi insegni la sapienza. Purificami dal peccato e sarò puro, lavami e sarò più bianco della neve. Fa’ che io ritrovi la gioia della festa, si rallegri quest’uomo che hai schiacciato. Togli lo sguardo dai miei peccati, cancella ogni mia colpa. Crea in me, o Dio, un cuore puro; dammi uno spirito rinnovato e saldo. Non respingermi lontano da te, non privarmi del tuo spirito santo. Ridonami la gioia di chi è salvato, mi sostenga il tuo spirito generoso”. Salmi 51:3-14. VM 25.2
L’uomo non può provare spontaneamente un simile pentimento, è il dono che il Cristo, asceso al cielo, offre agli uomini. Molti si sbagliano proprio su questo punto e quindi si privano di quell’aiuto che Gesù desidera offrire loro. Essi pensano che occorra pentirsi prima di rivolgersi al Cristo e che questo pentimento costituisca il presupposto per ottenere il perdono dei propri peccati. Ma se è vero che il pentimento precede il perdono, perché solo una persona profondamente addolorata può sentire il bisogno del Salvatore, è altrettanto vero che il peccatore non deve aspettare di ravvedersi prima di rivolgersi a Gesù, se non vuole che lo stesso pentimento gli impedisca di arrivare al Salvatore. VM 26.1
La Bibbia non insegna che il peccatore deve pentirsi prima di accogliere l’invito del Cristo: “Venite con me... io vi farò riposare” (Matteo 11:28); è lui stesso a ispirare un pentimento sincero. L’apostolo Pietro lo affermò chiaramente quando parlando del Cristo, disse agli israeliti: “Dio lo ha innalzato accanto a sé, come nostro capo e Salvatore, per offrire al popolo d’Israele l’occasione di cambiar vita e di ricevere il perdono dei peccati”. Atti 5:31. Come nessuno può essere perdonato senza il Cristo, allo stesso modo se lo Spirito del Cristo non rende sensibile la coscienza, nessuno può pentirsi.VM 26.2