Il tabernacolo

Lezione 13, terzo trimestre, 20-26 settembre 2025

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Sabato pomeriggio 20 settembre

Testo da memorizzare:

Allora la nube coprì la tenda del convegno e la Gloria del Signore riempì la Dimora. Perché la nube del Signore durante il giorno rimaneva sulla Dimora e durante la notte vi era in essa un fuoco, visibile a tutta la casa d'Israele, per tutto il tempo del loro viaggio. Esodo 40:34, 38


Il santuario celeste dove il Cristo officia per noi è l’originale del santuario eretto da Mosè come copia. Dio aveva donato il suo Spirito ai costruttori del santuario terrestre, il cui genio artistico era un’espressione della sapienza divina. Le pareti erano d’oro massiccio e riflettevano in ogni direzione la luce delle sette lampade del candelabro d’oro. La tavola dei pani di presentazione e l’altare dell’incenso scintillavano come oro forbito. La ricca tenda che formava il soffitto, lavorata a disegni di angeli dipinti in blu, porpora e scarlatto, accresceva la bellezza della scena. Al di là della seconda cortina c’era la “Scekinah”, la manifestazione visibile della gloria di Dio, davanti alla quale nessuno, se non il sommo sacerdote, poteva presentarsi e vivere. GC 324.4

L’incomparabile splendore del santuario terrestre illustrava all’uomo la gloria del tempio celeste dove il Cristo, nostro precursore, officia in nostro favore davanti al trono di Dio. Questa è la dimora del Re dei re, nella quale “mille migliaia” lo servono e “diecimila miriadi” gli stanno davanti (cfr. Daniele 7:10); il tempio era pervaso dalla gloria del trono eterno dove i serafini, i suoi splendenti guardiani, si velano il volto in atto di adorazione. Le più sontuose costruzioni innalzate dagli uomini potevano solo trasmettere una pallida idea della sua grandiosità e della sua gloria. Le importanti verità relative al santuario celeste e alla grande opera che vi si svolgeva per la redenzione dell’uomo erano rivelate dal santuario terrestre e dai suoi servizi. GC 324.5

I luoghi santi del tempio celeste sono rappresentati dalle due sezioni del santuario terrestre. Quando l’apostolo Giovanni poté contemplare in visione il tempio di Dio in cielo vide che “...davanti al trono c’erano sette lampade ardenti...” Apocalisse 4:5. Vide anche un angelo che aveva “...un turibolo d’oro; e gli furon dati molti profumi affinché li unisse alle preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro che era davanti al trono”. Apocalisse 8:3. Fu consentito al profeta di osservare la prima sezione del santuario celeste ed egli vide in essa “le sette lampade ardenti” e “l’altare d’oro”, rappresentati dal candelabro d’oro e dall’altare dell’incenso nel santuario terrestre. Poi “...il tempio di Dio che è nel cielo fu aperto...” (Apocalisse 11:19) ed egli poté scorgere, oltre il velo, il luogo santissimo. Egli vide l’arca del patto rappresentata dal cofano sacro costruito da Mosè per contenere la legge di Dio. GC 325.1


Domenica 21 settembre

Il sabato del Signore


Leggi Esodo 35:1-3. Quale verità fu ribadita al popolo in questo contesto della costruzione del santuario?

Il sesto giorno il popolo ne raccolse due omer per persona. I capi si affrettarono a informare Mosè di come si erano organizzati ed egli rispose: “...Questo è quello che ha detto l’Eterno: Domani è un giorno solenne di riposo: un sabato sacro all’Eterno; fate cuocere oggi quel che avete da cuocere e fate bollire quel che avete da bollire; e tutto quel che vi avanza, riponetelo e serbatelo fino a domani”. Esodo 16:23. Fecero così e si resero conto che il cibo non si deteriorava. “E Mosè disse: Mangiatelo oggi, perché oggi è il sabato sacro all’Eterno; oggi non ne troverete per i campi. Raccoglietene durante sei giorni; ma il settimo giorno è il sabato; in quel giorno non ve ne sarà”. Esodo 16:25, 26. PP 244.2

Come al tempo dell’antico Israele, anche oggi Dio desidera che il sabato sia osservato come giorno sacro. Tutti i cristiani devono considerare questo comandamento dato agli ebrei come un ordine che Dio rivolge anche a loro. Il venerdì deve rappresentare un giorno di preparazione in vista del riposo del sabato: tutto dovrebbe essere pronto per quelle ore sacre, in cui è assolutamente necessario abbandonare ogni preoccupazione. PP 244.3

Dio ha destinato questo giorno alla cura dei malati e di chi soffre. Lavorare perché esso possa costituire realmente un riposo è un’opera di bontà e non una violazione di quel comandamento. Tuttavia, deve essere evitato ogni lavoro superfluo durante questo giorno santo. Molti sono negligenti, e rimandano all’inizio del sabato quelle piccole cose che avrebbero potuto fare durante il venerdì. Ma questo non dovrebbe accadere: tutto ciò che non è possibile fare prima dell’inizio del sabato dovrebbe essere dimenticato, almeno per quel giorno. Questa abitudine aiuterebbe coloro che spesso sono distratti ad assolvere le loro incombenze nei sei giorni lavorativi. PP 244.4

Tutto l’universo aveva assistito alla vicenda del Sinai. Il contrasto tra l’operato di Dio e quello di Satana risultò evidente. Le creature degli altri mondi, che non conoscevano il male, videro le conseguenze dell’apostasia di Satana e compresero la natura del governo che avrebbe instaurato in cielo, se nessuno gli si fosse opposto. L’intento di Satana, nell’indurre gli uomini a violare il secondo comandamento, era svilire la loro concezione della divinità. Trasgredendo il quarto comandamento, essi avrebbero cancellato perfino il ricordo dell’esistenza di un Dio. Il Signore aveva reclamato il diritto di essere adorato al di sopra di ogni altra divinità perché Egli è il Creatore e quindi, come dice la Bibbia, tutti gli esseri devono essergli riconoscenti per la vita. PP 279.2

Il profeta Geremia dice: “L’Eterno è il vero Dio, Egli è l’Iddio vivente, e il re eterno... Gli dèi che non hanno fatto i cieli e la terra, scompariranno di sulla terra e di sotto il cielo. Egli, con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua sapienza ha stabilito fermamente il mondo; con la sua intelligenza ha disteso i cieli... Ogni uomo allora diventa stupido, privo di conoscenza; ogni orafo ha vergogna delle sue immagini scolpite; perché le sue immagini fuse sono una menzogna, e non v’è soffio vitale in loro. PP 279.3

Sono vanità, lavoro d’inganno; nel giorno del castigo, periranno. A loro non somiglia Colui ch’è la parte di Giacobbe; perché Egli è quel che ha formato tutte le cose...”. Geremia 10:10-12, 14-16. Il sabato rappresenta per l’uomo un costante richiamo al potere di Dio, quale Creatore del cielo e della terra. La sua osservanza afferma l’esistenza del Signore, e ne testimonia la saggezza, l’amore e l’infinita potenza. Se il sabato fosse stato sempre compreso e osservato per il suo reale valore, non ci sarebbe stato nessun ateo e nessun idolatra. PP 280.1

L’istituzione del sabato ha la sua origine nell’Eden, ed è antica come il mondo stesso. Tutti i patriarchi lo rispettarono. Gli israeliti durante la schiavitù in Egitto furono costretti dai loro sorveglianti a violare questo insegnamento divino. Come conseguenza, ne dimenticarono il significato e la sacralità. Quando al Sinai Dio annunciò la sua legge, le prime parole del quarto comandamento furono: “Ricordati del giorno di riposo per santificarlo”. Esodo 20:8. L’espressione “ricordati” indicava che il sabato non era stato istituito allora, ma alla creazione. Per cancellare l’idea di Dio dalla mente dell’uomo, Satana cercò di eliminarne il segno stesso dalla memoria: il giorno sacro. Se l’umanità fosse stata indotta a dimenticare il Creatore, non avrebbe più potuto opporsi all’influsso del male: Satana l’avrebbe dominata per sempre. PP 280.2

Lunedì 22 settembre

Offerte e Spirito


Leggi Esodo 35:4–36:7. Quali lezioni importanti possiamo trarne oggi?

Für diese Arbeit waren umfangreiche, kostspielige Vorbereitungen notwendig. Man brauchte dazu eine Menge sehr wertvolles, kostbares Material. Aber der Herr nahm nur freiwillige Opfer an. „Daß sie für mich eine Opfergabe erheben von jedem, der es freiwillig gibt“ (2.Mose 25,2), lautete der göttliche Befehl, den Mose vor dem Volke wiederholte. Die ersten Erfordernisse zur Vorbereitung einer Wohnstätte für den Höchsten waren Liebe zu ihm und Opfersinn. PP 321.2

Das ganze Volk antwortete zustimmend. „Alle, die es gern und freiwillig gaben, kamen und brachten dem Herrn die Opfergabe zur Errichtung der Stiftshütte und für allen Dienst darin und für die heiligen Kleider. Es brachten aber Männer und Frauen freiwillig Spangen, Ohrringe, Ringe und Geschmeide und allerlei goldenes Gerät, ein jeder das Gold, das er zur Gabe für den Herrn bestimmt hatte. Und wer bei sich blauen und roten Purpur fand, Scharlach, feine Leinwand, Ziegenhaar, rotgefärbte Widderfelle und Dachsfelle, der brachte sie. Und wer eine Opfergabe von Silber und Kupfer geben wollte, der brachte es dem Herrn als Opfergabe. Und wer Akazienholz hatte, der brachte es zu allerlei Verwendung für den Dienst. Und alle Frauen, die diese Kunst verstanden, spannen mit ihren Händen und brachten ihr Gespinst, blauen und roten Purpur, Scharlach und feine Leinwand. Und alle Frauen, die solche Arbeit verstanden und willig dazu waren, spannen Ziegenhaare. Die Stammesfürsten aber brachten Onyxsteine und eingefaßte Steine für den Priesterschurz und die Brusttasche und Spezerei und Öl für den Leuchter und für das Salböl und für das wohlriechende Räucherwerk.“ 2.Mose 35,21-28. PP 322.1

Während das Heiligtum im Bau war, brachte das Volk, alt und jung, Männer, Frauen und Kinder, auch weiterhin seine Opfergaben, bis die Aufsichtführenden feststellten, sie hätten genug und sogar mehr, als sie brauchten. Deshalb befahl Mose, im ganzen Lager auszurufen: „Niemand, weder Mann noch Frau, soll hinfort noch etwas bringen als Opfergabe für das Heiligtum. Da brachte das Volk nichts mehr.“ 2.Mose 36,6. Das Murren der Israeliten und die Bestrafungen durch Gottes Gerichte um ihrer Sünden willen sind als Warnung für spätere Geschlechter überliefert. Ihre Hingabe, ihr Eifer und ihre Freigebigkeit dagegen sind ein nachahmenswertes Beispiel. Alle, die gern zum Gottesdienst gehen und den Segen der heiligen Gegenwart Gottes zu würdigen wissen, werden denselben Opfergeist an den Tag legen, wenn es gilt, ein Haus vorzubereiten, in dem der Herr ihnen begegnen kann. Sie wird der Wunsch beseelen, ihm eine Opfergabe vom Besten zu bringen, das sie haben. Solches Haus Gottes dürfte keine Schulden haben, denn damit wird der Herr entehrt. Man sollte freiwillig einen ausreichend großen Betrag zur Vollendung des Werkes geben, damit die Arbeiter — wie einst die Erbauer der Stiftshütte — sagen können: Niemand soll noch etwas als Opfergabe bringen. PP 322.2

Die Stiftshütte war auseinandernehmbar, so daß die Israeliten sie auf allen ihren Wanderungen mitführen konnten. Sie war deshalb klein, nur fünfzehn Meter lang und je fünf Meter breit und hoch. Trotzdem sah sie prachtvoll aus. Die Hütte und ihre Geräte bestanden aus Akazienholz, das für Fäulnis weniger anfällig war als alle anderen Bäume am Sinai, die Wände aus aufgerichteten Brettern, die auf silbernen Sockeln von Pfeilern und Querbalken festgehalten wurden. Und alles war mit Gold überzogen. Das gab dem ganzen Bauwerk das Aussehen von massivem Gold. Vier Lagen Teppiche bildeten das Dach, der innerste „von gezwirnter feiner Leinwand, von blauem und rotem Purpur und von Scharlach. Cherubim sollst du einweben in kunstreicher Arbeit.“ 2.Mose 26,1. Die drei anderen Teppiche bestanden aus Ziegenhaar, rotgefärbten Widderfellen und Dachsfellen. Sie waren so angeordnet, daß sie vollständig Schutz boten. PP 324.1

Ein kostbarer, schöner Vorhang teilte die Hütte in zwei Räume; er hing an vergoldeten Säulen. Ein ähnlicher Vorhang verschloß den Eingang zur ersten Abteilung. Diese und die inneren Teppiche trugen, schön angeordnet, die wunderbarsten Farben: blau, purpurn und scharlach. Aus Gold- und Silberfäden eingewebte Cherubim stellten die Engelschar dar, die im himmlischen Heiligtum dienen und auch für das Volk Gottes auf Erden dienstbare Geister sind. PP 324.2

Das heilige Zelt war von einem offenen Vorhof eingeschlossen, der von einer Schutzwand aus feiner Leinwand, die an Messingsäulen hing, begrenzt wurde. Der Eingang zu diesem Vorhof lag an der Ostseite. Vorhänge aus meisterhaft gearbeitetem, kostbarem Stoff, obwohl geringer an Wert als die am Heiligtum, schlossen ihn ab. Da die Behänge des Vorhofs nur etwa halb so hoch waren wie die Wände des Heiligtums, konnte man von draußen den Bau deutlich sehen. Im Vorhof stand in der Nähe des Eingangs der eherne Brandopferaltar. Auf ihm wurden dem Herrn alle Brandopfer dargebracht und seine Hörner mit dem versöhnenden Blut besprengt. Zwischen dem Altar und dem Eingang zum Heiligtum befand sich das Waschbecken. Es war aus Erz gefertigt und aus Spiegeln, einer freiwilligen Opfergabe der israelitischen Frauen. An dem Becken sollten sich die Priester Hände und Füße waschen, so oft sie in die heiligen Räume gingen oder an den Altar traten, um dem Herrn Brandopfer darzubringen. PP 324.3

Martedì 23 settembre

Il tabernacolo costruito


Leggi Esodo 36:8-39:31. Perché pensi che siano state date istruzioni così esplicite? Cosa ci insegna questo riguardo all'attenzione di Dio per ogni dettaglio?

Il santuario a cui Paolo si riferisce era il tabernacolo costruito da Mosè, su invito di Dio, come dimora terrena dell’Altissimo. “E mi facciano un santuario perch’io abiti in mezzo a loro” (Esodo 25:8), fu l’ordine dato a Mosè mentre egli era sul monte con Dio. Gli israeliti vagarono nel deserto e quindi il santuario era stato fatto in modo da poter essere trasportato da un luogo all’altro. Si trattava, però, di una struttura molto bella. Le sue pareti erano fatte di tavole di legno rivestite d’oro e sistemate su basi d’argento. Il tetto era formato da una serie di strati sovrapposti: quello esterno era fatto di pelli, mentre quello interno era di lino fino, ricamato con figure di cherubini. Il tabernacolo propriamente detto, sistemato in mezzo al cortile, in cui c’era l’altare dei sacrifici, comprendeva due sezioni: il luogo santo e il luogo santissimo, separate da una ricca tenda, magnificamente ricamata, detta anche cortina. Una tenda simile chiudeva l’accesso alla prima sezione. GC 323.1

Nel luogo santo vi erano: il candeliere, a sud, con le sue sette lampade che illuminavano il santuario di giorno e di notte; a nord c’era la tavola dei pani di presentazione e davanti alla cortina che separava il luogo santo dal santissimo, c’era l’altare d’oro per l’incenso, da cui saliva quotidianamente una nuvola profumata che si univa alle preghiere d’Israele. GC 323.2

Nel luogo santissimo c’era l’arca, un cofano di legno pregiato rivestito d’oro, che conteneva due tavole di pietra sulle quali Dio aveva scritto la legge dei dieci comandamenti. Sopra l’arca, come coperchio del cofano sacro, c’era il propiziatorio: un magnifico oggetto artistico, sormontato da due cherubini, uno da ogni lato, tutto d’oro massiccio. In questa sezione del tabernacolo, fra i cherubini, si manifestava la presenza di Dio, velata da una nube di gloria. GC 323.3

L’opera del santuario terrestre si realizzava in due fasi: i sacerdoti officiavano ogni giorno nel luogo santo, mentre una volta all’anno il sommo sacerdote svolgeva una speciale opera di espiazione nel luogo santissimo per la purificazione del santuario. Ogni giorno il peccatore pentito portava la sua offerta alla porta del tabernacolo e, ponendo la mano sul capo della vittima, confessava i suoi peccati trasferendoli così, simbolicamente, da se stesso alla vittima innocente. L’animale poi veniva ucciso. “Senza spargimento di sangue” dice l’apostolo “non c’è remissione”. “...La vita della carne è nel sangue...” Levitico 17:11. La legge di Dio che era stata infranta esigeva la morte del trasgressore, e così il sangue, simbolo della vita del peccatore di cui la vittima portava la colpa, veniva introdotto dal sacerdote nel luogo santo e spruzzato davanti al velo dietro al quale vi era l’arca contenente la legge trasgredita dal peccatore. Con questa cerimonia il peccato, mediante il sangue, era trasferito simbolicamente nel santuario. In certi casi il sangue non veniva portato nel luogo santo e la carne della vittima espiatoria era mangiata dal sacerdote come Mosè aveva detto ai figli di Aaronne: “...l’Eterno ve l’ha dato perché portiate l’iniquità della raunanza...” Levitico 10:17. Le due cerimonie erano entrambe simbolo del trasferimento del peccato dal penitente al santuario. GC 327.4

Questa era l’opera che si svolgeva giorno dopo giorno, per tutto l’anno. I peccati d’Israele venivano così trasferiti nel santuario ed era quindi necessaria una cerimonia speciale per la loro rimozione. Dio ordinò che si facesse un’espiazione per ognuno dei due luoghi sacri: “Così farà l’espiazione per il santuario, a motivo delle impurità dei figliuoli d’Israele, delle loro trasgressioni e di tutti i loro peccati. Lo stesso farà per la tenda di convegno ch’è stabilita fra loro, in mezzo alle loro impurità”. Si doveva fare anche un’espiazione per l’altare dell’incenso per purificarlo “...a motivo delle impurità dei figliuoli d’Israele”. Levitico 16:16, 19. GC 328.1

Una volta all’anno, nel gran giorno dell’espiazione, il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo per la purificazione del santuario. Quest’opera completava il servizio dell’intero anno. In questo giorno solenne due capri venivano portati alla porta del tabernacolo e si tirava a sorte: “...per vedere qual de’ due debba essere dell’Eterno e quale di Azazel”. Levitico 16:8. Il capro sul quale era caduta la sorte per l’Eterno doveva essere ucciso come offerta per il peccato del popolo. Il sacerdote poi portava il suo sangue oltre il velo e lo spruzzava sul propiziatorio e davanti ad esso. Il sangue veniva spruzzato anche sull’altare dell’incenso che stava davanti al velo. GC 328.2

“Aaronne poserà ambedue le mani sul capo del capro vivo, confesserà sopra esso tutte le iniquità dei figliuoli d’Israele, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati, e li metterà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di questo, lo manderà via nel deserto. E quel capro porterà su di sé tutte le loro iniquità in terra solitaria...” Levitico 16:21, 22. Il capro per Azazel non ritornava più nel campo d’Israele e l’uomo che lo aveva condotto lontano doveva lavarsi e lavare le proprie vesti con acqua prima di poter rientrare nell’accampamento. GC 328.3


Mercoledì 24 settembre

La presenza di Dio nel tabernacolo


Leggi Esodo 40:1-38. In che modo gli Israeliti percepivano la presenza di Dio?

Quando, dopo circa sei mesi, il santuario fu completato, Mosè lo confrontò con le direttive ricevute da Dio sul monte, e con il modello che gli era stato mostrato. “E Mosè vide tutto il lavoro; ed ecco, essi l’avevano eseguito come l’Eterno aveva ordinato; l’avevano eseguito a quel modo. E Mosè li benedisse”. Esodo 39:43. Gli israeliti, spinti da un grande interesse, si affollarono intorno alla sacra costruzione: sotto lo sguardo soddisfatto e pieno di devozione di tutto il popolo, la nuvola a forma di colonna discese sul santuario e lo ricoprì “e la gloria dell’Eterno riempì il tabernacolo”. Era una manifestazione della gloria di Dio, e per qualche tempo neppure Mosè poté entrare nel santuario. Israele assistette con profonda emozione a quella dimostrazione del favore divino. Un grande senso di solennità riempiva l’animo di ognuno e la felicità si espresse in lacrime di gioia, in confessioni di gratitudine sussurrate al Dio che aveva accettato di abitare in mezzo a Israele. PP 289.4

Mosè fece costruire il santuario terreno “secondo il modello che aveva veduto”. Atti 7:44. Paolo dichiara che “il tabernacolo e tutti gli arredi del culto”, una volta terminati erano “cose raffiguranti quelle nei cieli”. Ebrei 9:21, 23. Giovanni dice di aver visto il santuario in cielo, quel santuario in cui Gesù opera in nostra difesa, di cui il tabernacolo di Mosè è solo una copia. PP 296.3

Nessuna costruzione umana può raggiungere lo splendore e la grandezza del tempio che è in cielo, la dimora del Re dei re, dove “mille migliaia lo servivano, e diecimila miriadi gli stavan davanti”. Daniele 7:10. Questo tempio riceve la sua luce dal glorioso trono eterno: perfino gli splendenti serafini devono coprirsi il volto in atto di adorazione. Le importanti verità riguardanti il santuario del cielo e la grande opera che vi si compie per la salvezza dell’uomo, furono insegnate attraverso il santuario terreno e il suo rituale. PP 296.4

Giovedì 25 settembre

Gesù incarnato


Leggi Giovanni 1:14. In che modo l'incarnazione di Cristo è paragonabile al tabernacolo?

Dio ordinò agli israeliti: “Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro”. Esodo 25:8. Egli abitò nel santuario, in mezzo al suo popolo. Il simbolo della sua presenza fu sempre con i suoi, durante tutte le loro peregrinazioni nel deserto. Così Cristo vive in mezzo agli uomini. Pianta la sua tenda accanto alle nostre, per stare con noi e farci conoscere il suo carattere e la sua vita. GDN 11.4

“E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre”. Giovanni 1:14. GDN 11.5

Poiché Gesù è venuto a vivere con noi, noi sappiamo che Dio conosce le nostre lotte e simpatizza con i nostri dolori. Tutti, figli e figlie di Adamo, possono capire che il nostro Creatore è l’amico dei peccatori. In ogni insegnamento della grazia, in ogni promessa di felicità, in ogni atto di amore, in ogni aspetto della vita del Salvatore su questa terra possiamo infatti scorgere “Dio con noi”. GDN 11.6

Leggi Apocalisse 21:1-3. Cosa ci viene presentato qui?

«E vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più. E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da Dio, preparata come una sposa adornata per il suo sposo. E udii una voce forte dal cielo che diceva: «Ecco, il tabernacolo di Dio è con gli uomini, ed egli dimorerà con loro, e loro saranno il suo popolo, e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate». Questa è la compagnia con cui desideriamo stare. Allora dimostriamolo con le nostre opere e rimuoviamo dai nostri cuori tutto ciò che allontana Gesù. La pioggia tardiva sta per cadere sul popolo di Dio. Un angelo potente sta per scendere dal cielo e tutta la terra sarà illuminata dalla sua gloria. Siamo pronti a partecipare all'opera gloriosa del terzo angelo? I nostri vasi sono pronti a ricevere la rugiada celeste? Abbiamo impurità e peccato nel cuore? Se sì, purifichiamo il tempio dell'anima e prepariamoci per le piogge tardive. Il ristoro dalla presenza del Signore non arriverà mai ai cuori pieni di impurità. Possa Dio aiutarci a morire a noi stessi, affinché Cristo, la speranza della gloria, possa formarsi dentro di noi! Devo avere lo Spirito di Dio nel mio cuore. Non potrò mai andare avanti per compiere la grande opera di Dio, a meno che lo Spirito Santo non riposi sulla mia anima. «Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio». Il giorno del giudizio è alle porte. Oh, che possiamo lavare le nostre vesti del carattere e renderle bianche nel sangue dell'Agnello! RH 21 aprile 1891, par. 11

Venerdì 26 settembre

Approfondimento

Nel giorno solenne del giudizio finale, i morti saranno giudicati “dalle cose scritte nei libri secondo le opere loro”. Apocalisse 20:12. Allora, grazie al sacrificio espiatorio del Cristo, i peccati di quanti si sono sinceramente pentiti saranno cancellati dai libri del cielo. Il santuario sarà così liberato, purificato dal ricordo del male. L’espiazione, ovvero la rimozione definitiva del peccato, era rappresentata nel tabernacolo terreno dal rituale del gran giorno dell’Espiazione. Così avveniva la purificazione del santuario terreno: il sangue delle vittime offerte dai peccatori pentiti allontanava da loro la contaminazione del male. PP 297.2

Alla fine dei tempi, gli errori di quanti si saranno sinceramente pentiti verranno cancellati dai registri del cielo: essi non saranno più ricordati. Nello stesso modo, anche nella simbologia del servizio terreno le colpe venivano allontanate per sempre dal popolo, nel deserto. PP 297.3

Satana è all’origine del peccato, è l’istigatore di tutti i peccati che hanno determinato la morte del Figlio di Dio: la giustizia esige quindi la sua punizione finale. L’opera del Cristo per la redenzione dell’uomo e la purificazione dell’universo dal male terminerà quando le colpe degli uomini saranno rimosse dal santuario del cielo e Satana le riceverà su di sé: allora egli subirà la condanna definitiva. Secondo uno schema simbolico parallelo, nel rituale mosaico l’anno religioso si concludeva con la purificazione del santuario e la confessione dei peccati sulla testa del capro. PP 297.4

Nel servizio liturgico del tabernacolo, e più tardi in quello del tempio, il popolo imparava ogni giorno le grandi verità relative alla morte e al ministero del Cristo; una volta l’anno Israele assisteva alla rappresentazione di una profezia: la fine del gran conflitto tra il Cristo e Satana e la purificazione finale dell’universo dal peccato e dai peccatori. PP 297.5