Il fondamento della Genesi

Lezione 2, 2° trimestre, 5-11 aprile 2025

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Sabato pomeriggio, 5 aprile

Testo della memoria:

“ Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Giovanni 1:29


“Rintracciamo Cristo in tutto l'Antico e il Nuovo Testamento. “Ecco, io vengo presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine, il primo e l'ultimo. Beati coloro che osservano i suoi comandamenti, affinché abbiano diritto all'albero della vita e possano entrare per le porte nella città. Perché fuori sono i cani, e gli stregoni, e i fornicatori, e gli assassini, e gli idolatri, e chiunque ama e fa menzogna. Io Gesù ho mandato il mio angelo per testimoniare a voi queste cose nelle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, e la stella luminosa del mattino. E lo Spirito e la sposa dicono: Vieni. E chi ascolta dica: Vieni. E chi ha sete venga. E chiunque vuole, prenda l'acqua della vita gratuitamente.” RH 8 giugno 1897, par. 9

“Qui abbiamo l'Alfa della Genesi e l'Omega dell'Apocalisse. La benedizione è promessa a tutti coloro che osservano i comandamenti di Dio e che cooperano con lui nella proclamazione del messaggio del terzo angelo. “Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniare queste cose nelle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, e la stella luminosa del mattino“. Ciò che Cristo ha detto nell'Antico Testamento è per tutto il mondo. Ciò che ha detto in riferimento ai suoi comandamenti non è sì e no, ma sì e amen”. RH 8 giugno 1897, par. 10

Nell’Apocalisse tutti i libri della Bibbia si incontrano e si completano. Qui c’è il completamento del libro di Daniele. Giovanni, l’autore dell’Apocalisse scrive il significato delle profezie di Daniele. Il libro che fu sigillato non è l’Apocalisse, ma la porzione della profezia di Daniele concernente gli ultimi giorni. L’angelo comandò: “Daniele, tieni nascoste queste parole, e sigilla il libro sino al tempo della fine”. Daniele 12:4 (Luzzi). UVI 367.1

Domenica 6 aprile

Il principio della ”prima citazione”


Leggi Isaia 40:7, 8; Malachia 3:6; ed Ebrei 13:8. Quale principio puoi ricavare da questi testi che ti aiuterebbe ad ancorare correttamente il tuo studio della profezia?

Lo scettico Voltaire una volta disse, con baldanzosa presunzione: “Sono stanco di sentire che dodici uomini hanno stabilito la religione cristiana. Dimostrerò che un solo uomo è sufficiente per abbatterla” . Voltaire è morto da circa due secoli [morì nel 1778] e da allora milioni di uomini hanno fatto, come lui, guerra alla Bibbia. Tutti i loro tentativi sono risultati vani. Se al tempo di Voltaire si contavano forse cento copie della Bibbia, oggi ce ne sono diecimila; ma che dico? Centomila! Ecco le parole di un riformatore: “La Bibbia è un’incudine che ha consumato molti martelli!” Il Signore afferma: “Nessun’arma fabbricata contro di te riuscirà; e ogni lingua che sorgerà in giudizio contro di te, tu la condannerai...” Isaia 54:17. GC 227.4

“...La parola del nostro Dio sussiste in eterno”. Isaia 40:8. “Le opere delle sue mani sono verità e giustizia; tutti i suoi precetti sono fermi, stabili in sempiterno, fatti con verità e con dirittura”. Salmi 111:7, 8. Tutto ciò che si fonda sull’autorità dell’uomo sarà annullato, mentre la roccia dell’immutabile Parola di Dio sussisterà eternamente. GC 228.1

Il messaggio del momento è quello di sottolineare che tutti gli uomini sono mortali, non più duraturi dell'erba; che anche le loro virtù non sono più durature dei fiori del campo; ma che la Parola di Dio è eterna; che coloro che desiderano ottenere la vita eterna, diventare eterni come la Parola stessa, non dovrebbero riporre la loro fiducia in nessun uomo, ma solo nella Parola di Dio: che dovrebbero chiedersi: “È la verità?” e non: “Da chi proviene?”

Deve essere, quindi, che gli uomini sono ciechi a queste realtà, altrimenti non avrebbero bisogno che gliele si ricordi. Deve essere che dipendono dalla carne, invece che dalla Parola di Dio e dal Suo Spirito. 

Lunedì, 7 aprile

Comprendere l'amore di Dio


Leggi il Genesi 22:1-13. La prima menzione di “amore” nella Bibbia si trova in Genesi 22:2. Cosa ci insegna questa storia sulla natura dell'amore di Dio?

Abramo aveva tanto desiderato vedere il Salvatore promesso, aveva chiesto ardentemente di poter contemplare il Messia prima della sua morte e la sua preghiera venne esaudita. Gli fu concessa una visione in cui poté contemplare il carattere divino di Cristo. Vide il tempo della sua venuta e se ne rallegrò; poté scorgere il sacrificio divino per il peccato ed ebbe un esempio di questo sacrificio tramite la sua stessa esperienza. Gli era stato dato quest'ordine: “Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami... e offrilo là in olocausto”. Genesi 22:2. Pose sull'altare del sacrificio il figlio della promessa, il figlio nel quale si concentravano tutte le sue speranze. E mentre davanti all'altare alzava il coltello per ubbidire a Dio, udì una voce dal cielo che diceva: “Non stendere la mano contro il ragazzo, e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato il tuo figlio, l'unico tuo”. Versetto 12. Abramo affrontò questa prova terribile e comprese la venuta di Cristo e il grande amore di Dio per il mondo, un amore così grande che per salvarlo permise che suo Figlio affrontasse una morte terribile. GDN 354.3

Abramo imparò da Dio la più grande lezione mai appresa da un mortale. La sua preghiera di poter vedere Cristo prima della sua morte venne esaudita. Egli vide Cristo, vide tutto quello che un mortale può vedere e sopravvivere. Grazie all'ubbidienza incondizionata riuscì a comprendere la visione dell'esperienza di Cristo a cui aveva assistito. Gli fu mostrato che offrendo il suo unico Figlio per la salvezza dei peccatori, Dio compiva il più grande sacrificio che mai un uomo avrebbe potuto fare. GDN 354.4

L'esperienza di Abramo era una risposta alla domanda: “Con che verrò in presenza del Signore e mi inchinerò davanti al Dio eccelso? Verrò in sua presenza con olocausti, con vitelli di un anno? Gardirà il Signore le migliaia di montoni, le miriadi di fiumi d'olio? Dovrò offrire il mio primogenito per la mia trasgressione, il frutto delle mie viscere per il mio peccato”. Michea 6:6, 7. Nelle parole di Abramo: “Figlio mio, Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto” (Genesi 22:8), e nel sacrificio sostitutivo, al posto di Isacco, si proclamava che nessun uomo può redimere se stesso. Dio non accettava il sistema pagano dei sacrifici. Nessun padre doveva offrire il proprio figlio o la propria figlia come sacrificio per il peccato. Il Figlio di Dio soltanto poteva espiare le colpe del mondo. GDN 355.1

Martedì, 8 aprile

Dov'è l'agnello?


Leggi Genesi 22:7, 8, Esodo 12:3-13 e Apocalisse 5:5-10. In che modo la storia del quasi sacrificio di Isacco ci aiuta a capire come gli agnelli siano usati simbolicamente? In che modo questa storia si collega a ciò che Giovanni vede in Apocalisse 5?

Giovanni si era profondamente commosso nel vedere Gesù inginocchiato mentre invocava con le lacrime l'approvazione del Padre. Quando la gloria di Dio lo circondò, e si udì la voce dal cielo, Giovanni riconobbe il segno che il Signore aveva promesso. Si rese conto di aver battezzato il Redentore del mondo. Lo Spirito Santo scese su di lui ed egli, tendendo la mano verso Gesù, gridò: “Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” Giovanni 1:29. GDN 72.6

Nessuno degli uditori, e neppure colui che aveva parlato, affer rarono interamente l'importanza di queste parole: “l'Agnello di Dio”. Sul monte Moria Abramo aveva udito la domanda del figlio: “Padre mio... dov'è l'agnello per l'olocausto?” e aveva risposto: “Figlio mio, Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto”. Genesi 22:7, 8. E nel montone, procurato da Dio al posto di Isacco, Abramo aveva visto un simbolo di colui che sarebbe morto per i peccati degli uomini. Per mezzo di Isaia lo Spirito Santo, riprendendo questa immagine, aveva profetizzato del Salvatore: “Come l'agnello condotto al mattatoio... ma il Signore ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti”. Isaia 53:7, 6. Ma gli israeliti non avevano compreso. Molti di loro consideravano i sacrifici offerti nello stesso modo in cui i pagani consideravano i loro, cioè come un dono con cui propiziarsi la divinità. Dio voleva insegnare loro che dal suo amore scaturisce il dono che li può riconciliare con lui. GDN 72.7

La presenza dell'Agnello davanti al trono ci assicura che “se qualcuno pecca, abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto”. 1 Giovanni 2:1.

Le sette corna dell'Agnello indicano la pienezza del potere e dell'autorità, a garanzia dei quali Cristo disse: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e in terra”. Matteo 28:18. Il suo potere illimitato è per il nostro bene e per il nostro uso. Egli proclama: “Se avrete fede quanto un granel di senapa, direte a questo monte: Passa di qua là, e passerà; e niente vi sarà impossibile”. Matteo 17:20.

I sette occhi dell'Agnello indicano che tutte le cose sono aperte e nude davanti a Lui.

“Dove”, chiede il Salmista, ”potrò andare lontano dal tuo spirito? Dove potrò fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, tu sei là; se scendo negli inferi, eccoti là. Se prendo le ali dell'alba e mi stabilisco all'estremità del mare, anche là mi guiderà la tua mano e mi afferrerà la tua destra. Se dico: «Le tenebre mi copriranno, anche la notte sarà chiara intorno a me», anche le tenebre non possono nascondermi da te, e la notte risplende come il giorno; le tenebre e la luce sono uguali per te. Salmo 139:7-12.

Sì, le sette simboliche “corna”, “occhi” e “lampade di fuoco” sono in effetti “i sette Spiriti di Dio”, l'opera dello Spirito in tutte le sue fasi, inviata in tutta la terra, per dare ai santi potere contro le forze del male, anche luce sul Vangelo di Cristo, una visione del loro stato attuale e della loro gloria futura, e così via. Da qui la rassicurazione del Salvatore: “È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, il Consolatore non verrà a voi; ma se me ne vado, ve lo manderò”. Giovanni 16:7. “Ma il Consolatore, che è lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Giovanni 14:26. Chiaramente, quindi, le cose che l'Ispirazione stessa non insegna e non interpreta non meritano di essere ricordate, insegnate o anche solo ascoltate. 

Mercoledì, 9 aprile

Il tema della morte


Leggi Genesi 2:15-17, Genesi 4:8-15, 1 Corinzi 15:15-19 e Apocalisse 1:18. Cosa ci dicono questi passaggi, che includono la prima menzione e occorrenza della morte, sul perché le persone muoiono, su come Dio vede la morte e su quale sia la sua soluzione al nostro problema?

Quando Adamo ed Eva videro i primi segni della decadenza nei fiori che appassivano e nelle foglie che cadevano, piansero: il loro dolore era più profondo di quello che si prova oggi per la morte di una persona cara. L’appassire di quei fiori delicati era davvero un motivo di tristezza, ma quando perfino gli alberi maestosi cominciarono a perdere le foglie, i nostri progenitori compresero con amarezza che ogni creatura vivente era condannata a morire. PP 46.3

Portando via Enoc dalla terra, il Signore voleva insegnare agli uomini una lezione importante. Esisteva il pericolo che l’umanità fosse schiacciata dallo scoraggiamento, a causa dei terribili risultati dell’errore di Adamo. Molti affermavano: “Che vantaggio abbiamo nel temere il Signore e osservare i suoi ordini, dal momento che una terribile maledizione si è abbattuta sull’uomo e la morte ci coinvolge tutti?” Ma gli insegnamenti che Dio impartì ad Adamo, che Seth trasmise ed Enoc illustrò con il suo esempio, dissiparono questa triste e oscura prospettiva e diedero all’uomo una speranza. Infatti, se attraverso Adamo la morte era ormai diventata parte dell’eredità dell’uomo, egli avrebbe tuttavia potuto riconquistare l’immortalità, grazie al Redentore che Dio aveva promesso. PP 69.3

È evidente che la speranza dell’eterna felicità subito dopo la morte ha fatto dimenticare quasi completamente la dottrina biblica della risurrezione. Questa tendenza fu notata da Adam Clarke il quale scrisse: “La dottrina della risurrezione era molto più importante per i primi cristiani di quanto non lo sia oggi. Per quale ragione? Gli apostoli vi insistevano costantemente ed esortavano i discepoli del Cristo ad essere diligenti, ubbidienti e lieti. Attualmente, i loro successori, la ricordano raramente! Così predicavano gli apostoli e così credevano i primi cristiani; così predichiamo noi e così credono oggi i nostri uditori. Nel Vangelo, nessun’altra dottrina è stata sottolineata con maggiore enfasi, ma nell’attuale sistema di predicazione non c’è dottrina che sia stata più trascurata”. GC 428.2

Il profeta Geremia ha scritto queste parole consolanti: “...Ma ora basta con i lamenti e il pianto, asciuga le lacrime dagli occhi perché io ti ricompenserò dei tuoi affanni...”. Geremia 31:15-17. Il Cristo consola tutti coloro che sono in lutto con queste parole di speranza: “Io li riscatterei dal potere del soggiorno dei morti, li redimerei dalla morte; sarei la tua peste, o morte, sarei la tua distruzione, o soggiorno dei morti...”. Osea 13:14; cfr. Apocalisse 1:18; 1 Tessalonicesi 4:16, 17. PR 133.4

Giovedì 10 aprile

Il serpente


Confronta Genesi 3:1-5 con Apocalisse 12:1-9. Quali sono alcuni dei temi comuni in ciascun racconto? In che modo i dettagli dell'introduzione del serpente nella Genesi ci aiutano a comprendere alcune delle questioni che in precedenza avevano portato alla guerra in cielo menzionata nell'Apocalisse?

Per non essere riconosciuto e avere quindi successo nel suo tentativo, Satana scelse di servirsi del serpente, un travestimento adatto per realizzare il suo inganno. A quel tempo, infatti, il serpente era una delle creature più intelligenti e più belle della terra. Aveva ali meravigliose e splendenti: quando volava, esse brillavano di una luce simile a quella dell’oro. Nascosto tra i verdi rami dell’albero proibito, Satana ne gustava il frutto: l’aspetto del serpente era così affascinante da attrarre l’attenzione di chi vi avesse posato lo sguardo. PP 38.3

Satana esultava per il suo successo. Aveva spinto la donna a dubitare dell’amore di Dio e della sua saggezza, inducendola a trasgredire la legge e a provocare la rovina di Adamo. PP 42.3

Allora il Signore pronunciò la condanna contro il serpente: “...Perché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre, e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita”. Genesi 3:14. Come strumento dell’azione di Satana, anche il serpente doveva subire la punizione divina. L’animale più bello e ammirato della terra sarebbe diventato il più ignobile e detestato; tutti, uomini e animali, l’avrebbero temuto e odiato. Le seguenti parole rivolte al serpente, si applicavano direttamente a Satana, annunciandone la sconfitta e la definitiva distruzione: “E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno”. Genesi 3:15. PP 43.1

“Nel dodicesimo capitolo dell'Apocalisse abbiamo come simbolo un grande drago rosso. Nel nono versetto di quel capitolo questo simbolo è spiegato come segue: “E il grande drago, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato sulla terra e con lui furono gettati anche i suoi angeli”. Indubbiamente il drago rappresenta principalmente Satana. Ma Satana non appare sulla terra di persona; lavora attraverso agenti. Fu nella persona di uomini malvagi che cercò di distruggere Gesù non appena nacque. Ovunque Satana sia stato in grado di controllare un governo così completamente da realizzare i suoi disegni, quella nazione è diventata, per il momento, il rappresentante di Satana. Questo è stato il caso di tutte le grandi nazioni pagane. Ad esempio, vedi Ezechiele 28, dove Satana è rappresentato come il vero re di Tiro. Questo perché controllava completamente quel governo. Nei primi secoli dell'era cristiana, Roma, tra tutte le nazioni pagane, fu il principale agente di Satana nell'opporsi al Vangelo, e fu quindi rappresentata dal drago. GC88 679.4

Venerdì, 11 aprile

Approfondimento – Riassunto della lezione della settimana

La lezione inizia mostrando che i simboli e le profezie biblici hanno tutti origine nella Genesi, il primo libro della Bibbia. Ci viene detto che “nell'Apocalisse tutti i libri della Bibbia si incontrano e finiscono”. AA 585.1

La lezione di domenica tratta della natura duratura della Parola di Dio. Gli esseri umani sono paragonati all'erba e ai fiori che appassiscono alla fine della giornata o che resistono per un periodo e poi scompaiono, ma “la parola del nostro Dio durerà per sempre”. Isaia 40:7.

La lezione di lunedì parla della comprensione dell'amore di Dio attraverso la volontà di Abramo di sacrificare il suo unico figlio. “Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio”, Gesù che ha sacrificato la sua vita affinché noi potessimo avere la vita, e quella in abbondanza.

La lezione di martedì si concentra sulla domanda di Isacco riguardo all'agnello e sulla risposta di suo padre Abramo. Mostra Gesù come l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

La lezione di mercoledì tratta della morte, nemica della vita. È vista come un intruso in agguato dietro le quinte, che aspetta nell'ombra per spegnere le nostre vite. Coloro che muoiono nel Signore hanno la speranza del grande giorno della resurrezione.

La lezione di giovedì parla del serpente impersonato da Satana. Satana è il grande ingannatore del cielo, dove ha ingannato un terzo degli angeli, e della terra, dove ha ingannato i nostri progenitori. In Apocalisse 12:9 è chiamato il “drago... quel serpente antico, chiamato diavolo e Satana, che inganna il mondo intero”.