
« Mai dimenticherò i tuoi precetti: per essi mi fai vivere. Io sono tuo: salvami, perché ho cercato il tuo volere. (Salmo 119:93, 94)
«La legge e il Vangelo, rivelati nella Parola, devono essere predicati al popolo; poiché la legge e il Vangelo, uniti, convincono di peccato. La legge di Dio, pur condannando il peccato, indica il Vangelo, rivelando Gesù Cristo, in cui «dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità». La gloria del Vangelo getta luce sull’era ebraica, dando significato all’intero sistema ebraico di tipi e ombre. Così sia la legge che il Vangelo sono uniti. In nessun discorso devono essere separati. — Manoscritto 21, 1891. Ev 231.3
«I religiosi in genere hanno separato la legge dal Vangelo, mentre noi, d’altra parte, abbiamo fatto quasi lo stesso da un altro punto di vista. Non abbiamo presentato al popolo la giustizia di Cristo e il pieno significato del Suo grande piano di redenzione. Abbiamo tralasciato Cristo e il Suo amore senza pari, e abbiamo introdotto teorie e ragionamenti, argomentazioni predicate.» — Manoscritto 24, 1890. Ev 231.4
Leggi delle tentazioni di Sansone in Giudici 14 e Giudici 16:1, 4, 16, 17. Sebbene chiamato da Dio per uno scopo specifico, Sansone servì Dio cedendo alla tentazione. Cosa ci insegna l’esito della sua vita?
La promessa di Dio di liberare Israele dai filistei attraverso Sansone, era stata mantenuta. Ma come era stata difficile e terribile l’esperienza di quell’uomo la cui vita avrebbe potuto essere un motivo di lode a Dio e di gloria per la sua nazione! Se Sansone fosse rimasto fedele all’appello divino, Dio avrebbe potuto compiere i suoi piani onorandolo e glorificandolo; ma egli cedette alla tentazione e tradì la fiducia che era stata posta in lui. La sua missione si concluse con la sconfitta, la schiavitù e la morte. PP 477.2
Fisicamente Sansone era l’uomo più forte della terra, ma per quanto riguarda l’autocontrollo, l’integrità e la fermezza, era uno dei più deboli. Molti confondono le forti passioni con un carattere forte, ma in realtà chi è dominato dalle passioni è un debole. La vera grandezza dell’uomo si misura dai sentimenti che controlla e non da quelli che lo controllano. PP 477.3
Dio si era preoccupato di Sansone, affinché potesse essere pronto a compiere la missione che gli era stata affidata. La forza fisica, il vigore intellettuale e la purezza morale, che lo avevano caratterizzato in gioventù erano dei presupposti favorevoli; ma l’influsso di amicizie sbagliate gli fece perdere di vista l’unica salvaguardia: Dio. E così fu trascinato via dalla marea del male. Coloro che nel compiere il loro dovere sono messi alla prova, possono contare sulla protezione divina; ma se si sottopongono di propria iniziativa alla tentazione, prima o poi cadranno. PP 477.4
Proprio coloro che Dio si propone di utilizzare come suoi strumenti, per un’opera speciale, sono bersaglio degli attacchi di Satana che cerca di sviarli. Egli colpisce nei punti deboli, facendo leva sui nostri difetti di carattere per controllare l’intera persona, sapendo che chi si culla in questi difetti sarà facilmente sconfitto. L’uomo non è solo nella lotta contro il male; gli angeli di Dio, che salivano e scendevano nella scala che Giacobbe vide in visione, rafforzeranno i deboli tentativi di ogni persona che lo vorrà e l’aiuteranno a raggiungere le cime più elevate. PP 478.1
Gesù ci ha avvertito su cosa dovremmo fare quando le nostre mani, i nostri piedi e i nostri occhi ci inducono a peccare. Su cosa ci stava mettendo in guardia Gesù? Leggi Marco 9:42–48.
«Potrebbero esserci in noi certe cose sbagliate a cui teniamo tanto quanto a una mano o a un piede. Queste cose devono essere allontanate da noi per sempre. Le nostre idee particolari e non santificate non devono mai essere imposte agli altri...» RC 283.4
«Se qualcosa ostacola la nostra resa a Cristo, anche se ci è cara come una mano, un piede o un occhio, è nel nostro interesse lasciarla andare, piuttosto che perdere la vita eterna.» 23LtMs, Ms 47, 1908, par. 11
«Ognuno ha un’opera di superamento da compiere. Se il tratto di carattere riprovevole non viene superato, Satana approfitterà di quel difetto e così contaminerà l’uomo nella sua interezza.» ST 24 dicembre 1894, par. 7
«Qui Cristo vorrebbe insegnarci che la formazione del carattere richiede un’attenzione attenta e scrupolosa. Questa è l’opera che la perspicace intuizione di Giuda avrebbe potuto discernere se avesse ricevuto le lezioni che Cristo cercava di insegnargli. I suoi tratti caratteriali discutibili sarebbero allora scomparsi, ed egli sarebbe diventato mite e umile di cuore, come il suo Maestro. ST 20 maggio 1897, par. 9
«E questo lavoro è qualcosa che noi, così come Giuda, dobbiamo compiere. Coloro che hanno tendenze ereditarie al male, coloro che mettono in mostra rami spinosi per ferire tutti coloro con cui entrano in contatto, dovrebbero fare in modo che le parti offensive vengano recise. Per quanto doloroso possa essere questo lavoro di separare il male dal nostro carattere, deve essere fatto. L’egoismo e l’avidità, che sono idolatria; lo spirito duro e scortese, che, manifestato in parole o azioni, ferirà e distruggerà le anime, devono essere eliminati dalla vita, altrimenti l’uomo intero diventerà offensivo verso se stesso e verso Dio. La sua durezza di cuore lo porterà a trascurare proprio coloro che hanno bisogno del suo aiuto». ST 20 maggio 1897, par. 10
«Questo è il pane che è disceso dal cielo, cioè la Parola di Dio. E questa Parola, ricevuta e fatta propria dagli agenti viventi, produrrà quella fede che opera per mezzo dell’amore e purifica l’anima. Essa eliminerà le tendenze ereditarie al male e i tratti caratteriali sbagliati che sono stati rafforzati dalla coltivazione. Per quanto possiamo tenerli in grande considerazione, è meglio separarli ora dalla nostra pratica di vita piuttosto che lasciare che il loro potere predominante contamini e corrompa l’uomo nella sua interezza. E non solo: essi distruggono la nostra influenza per il bene e, invece di essere un profumo di vita per la vita, diventiamo un profumo di morte per la morte.” ST 20 maggio 1897, par. 12
Come definiresti e descriveresti il peccato a un non cristiano? Come descrive il peccato la Bibbia? Leggi Romani 3:20 e 1 Giovanni 3:4.
Per sua natura, la legge è immutabile. Essa è una rivelazione della volontà e del carattere del suo Autore. Dio è amore e anche la sua legge è amore. I suoi due grandi princìpi sono l’amore per Dio e l’amore per il prossimo. “...L’amore, quindi, è l’adempimento della legge”. Romani 13:10. Il carattere di Dio è contraddistinto dalla giustizia e dalla verità e questa è la natura della sua legge. Il salmista dice: “...la tua legge è verità”; “...Tutti i tuoi comandamenti sono giustizia”. Salmi 119:142, 172. L’apostolo Paolo dichiara: “...la legge è santa, e il comandamento è santo e giusto e buono”. Romani 7:12. Questa legge, che è l’espressione del pensiero e della volontà di Dio, deve essere eterna come il suo Autore. GC 365.3
L’opera della conversione e della santificazione consiste nel riconciliare gli uomini con Dio e con i princìpi della sua legge. L’uomo, creato a immagine di Dio, era in perfetta armonia con la natura e con la legge. I princìpi della giustizia erano scritti nel suo cuore. Il peccato l’ha separato dal suo Creatore ed egli non rifletté più la sua immagine. Non è in armonia con i princìpi della sua legge. “...Ciò a cui la carne ha l’animo è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio, e neppure può esserlo”. Romani 8:7. Ma “Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo...” (Giovanni 3:16) affinché l’uomo potesse essere riconciliato con Dio. Grazie ai meriti del Cristo è stato ristabilito il legame fra l’uomo e Dio. Il suo cuore, però, deve essere rigenerato dalla grazia divina. Questo cambiamento è la nuova nascita, senza la quale, come ha detto Gesù, nessuno “può vedere il regno di Dio”. GC 365.4
Il primo passo per la riconciliazione con Dio è la convinzione di peccato. “...Il peccato è la violazione della legge”. 1 Giovanni 3:4. “Mediante la legge è data la conoscenza del peccato”. Romani 3:20. Per poter riconoscere i propri cuori, il peccatore deve confrontare il suo carattere con il grande ideale di giustizia. È uno specchio fedele che mostra l’immagine di un carattere perfetto e permette all’uomo di riconoscere i suoi limiti. GC 366.1
La legge rivela all’uomo i suoi peccati, ma non presenta nessuna soluzione. Pur promettendo la vita a chi ubbidisce, essa dice che la morte è il retaggio dei trasgressori. Solo il Cristo lo può liberare dalla condanna e dalla contaminazione del peccato. Egli deve pentirsi nei confronti di Dio, la cui legge è stata trasgredita, e avere fede in Gesù e nel suo sacrificio espiatorio. Così otterrà la remissione dei peccati e diventerà partecipe della natura divina. Egli è un figliuolo di Dio, avendo ricevuto lo spirito di adozione grazie al quale grida: “Abba, Padre!” GC 366.2
In Matteo 5:17, 18, cosa disse Gesù riguardo alla legge?
È il Creatore degli uomini, l’autore stesso della legge che dichiara di non avere nessuna intenzione di abolire i suoi comandamenti. Nella natura, dal più piccolo atomo fino ai pianeti che ruotano nell’universo, tutto ubbidisce a delle leggi. L’ordine e l’armonia dipendono da queste leggi. Esistono anche dei principi di giustizia che regolano la vita degli esseri intelligenti e il benessere del mondo dipende dalla loro applicazione. Queste leggi esistevano prima che la terra fosse creata. Anche gli angeli le rispettano e affinché regni l’armonia fra il cielo e la terra l’uomo deve ubbidire agli ordini divini. Nel giardino dell’Eden “quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme e tutti i figli di Dio alzavano grida di gioia” (Giobbe 38:7) il Cristo aveva presentato ad Adamo i principi della sua legge. L’opera del Cristo non prevedeva l’annullamento della legge, al contrario mirava ad aiutare l’uomo perché potesse applicarla. GMB 62.1
Il discepolo preferito, che ascoltò in quell’occasione le parole di Gesù, molto tempo dopo, ispirato dallo Spirito Santo, sottolineò il carattere eterno della legge e affermò: “Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge”. 1 Giovanni 3:4. E aggiunse che la legge a cui si riferisce è “...un comandamento vecchio che avevate fin dal principio: il comandamento vecchio è la parola che avete udita”. 1 Giovanni 2:7. Parla di una legge che esisteva alla creazione e poi venne ripetuta al Sinai. GMB 63.1
Parlando della legge Gesù disse: “Io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”. Il verbo “compiere” è utilizzato con lo stesso significato delle parole dette da Gesù a Giovanni Battista: “...Poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”. Matteo 3:15. Significa che è bene conformarsi alle esigenze della legge, dimostrando un esempio di completa sottomissione alla volontà di Dio. GMB 63.2
La sua missione consisteva nel “...rendere la sua legge grande e magnifica” (Isaia 42:21), cioè nell’indicarne la natura spirituale, presentarne la profondità e confermare l’obbligo dell’uomo nell’adempierne i precetti. GMB 63.3
La natura divina del Cristo conferisce al suo carattere una bellezza che supera quella degli uomini più nobili e amabili rendendola, al confronto, solo un pallido riflesso. Di questa bellezza Salomone ispirato scrive: “...Si distingue fra diecimila... tutta la sua persona è un incanto”. Cantico dei Cantici 5:10, 16. Davide contemplandola in una visione profetica afferma: “Tu sei bello, più bello di tutti i figli degli uomini...”. Salmi 45:2. Gesù, l’immagine perfetta del Padre, il fulcro della sua gloria, il Redentore che si sacrifica nella sua missione d’amore sulla terra, era la rappresentazione vivente delle caratteristiche della legge di Dio. Con la sua vita egli dimostrava che l’amore divino e i principi cristiani sono il fondamento di leggi eternamente giuste. GMB 63.4
“È più facile che passino cieli e terra” disse Gesù “anziché cada un solo apice della legge”. Luca 16:17. Con la sua ubbidienza alla legge Gesù ne confermò il significato immutabile e dimostrò che mediante la sua grazia essa poteva essere osservata integralmente, da ogni discendente di Adamo. Sul monte dichiarò che neppure il più piccolo iota sarebbe scomparso dalla legge prima che tutto non fosse compiuto, cioè tutto ciò che riguarda l’umanità e il piano della salvezza.GMB 64.1
Gesù conclude il Sermone della Montagna lasciando ai Suoi ascoltatori un'ultima sfida toccante. Qual era? Leggi Matteo 7:24–29
Gesù concluse il suo Sermone sul Monte con un’illustrazione che rappresentava l’importanza di mettere in pratica le parole che aveva pronunciato. Fra la gente che si accalcava intorno al Salvatore molti avevano trascorso la vita sulle rive del mar di Galilea. Mentre erano seduti sulla collina ad ascoltare le parole del Cristo essi potevano osservare le vallate e i pendii attraversati dai torrenti che scendevano verso il mare. In estate questi torrenti erano a secco e il loro letto era asciutto e polveroso. Ma quando i temporali invernali si scatenavano in cima alle colline, diventavano dei torrenti rabbiosi che talvolta inondavano le vallate trascinando verso il mare tutto ciò che incontravano sul loro percorso. Spesso le capanne costruite dai contadini nella pianura verdeggiante, apparentemente al sicuro, erano spazzate via. In cima alle colline, invece, erano costruite delle case fondate sulla roccia. In alcune zone della campagna vi erano case in pietra, che avevano resistito per migliaia di anni ai più violenti uragani. Queste case erano state costruite con sofferenza e nelle difficoltà. Non era facile raggiungerle e la loro posizione era meno invitante di quelle della pianura. Ma erano fondate sulla roccia e il vento, le inondazioni e le tempeste non potevano distruggerle. GMB 170.1
Gesù paragonò coloro che avevano costruito quelle case sulla roccia a colui che riceveva le sue parole e ne faceva il fondamento del proprio carattere e della propria vita. GMB 171.1
Alcuni secoli prima il profeta Isaia aveva scritto: “...La parola del nostro Dio dura per sempre”. Isaia 40:8. E Pietro, molto tempo dopo il Sermone sul Monte, riportando le parole di Isaia aggiungeva: “...E questa è la parola che vi è stata annunziata”. 1 Pietro 1:25. La Parola di Dio è l’unico punto fermo nel nostro mondo. È il fondamento sicuro. “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Matteo 24:35. GMB 171.2
I grandi principi della legge e della natura di Dio sono riassunti nelle parole del Cristo pronunciate sul monte. Colui che vi costruisce sopra, edifica la propria vita sul Cristo, la Roccia eterna. Accettando la sua Parola accettiamo il Cristo. Soltanto coloro che l’ascoltano e la vivono, costruiscono su di lui. “Poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù”. 1 Corinzi 3:11. “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati”. Atti 4:12. Il Cristo — la Parola, la rivelazione di Dio, la manifestazione del suo carattere, della sua legge, del suo amore, della sua vita — è l’unico fondamento sul quale costruire una personalità stabile. GMB 171.3
Gesù, il vero fondamento, è la pietra vivente. Egli dà la vita a tutti coloro che edificano su di lui. “Anche voi come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale...”. 1 Pietro 2:5. “Sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore”. Efesini 2:21. Le pietre diventano una sola cosa con le fondamenta perché sono entrambe percorse dalla stessa vita. E nessuna tempesta potrà distruggere l’edificio. Ma qualsiasi abitazione eretta su un altro fondamento che non sia la Parola di Dio sarà abbattuta. Colui che costruisce, come gli ebrei al tempo di Gesù, sulla base delle idee e delle opinioni umane, delle forme e delle cerimonie inventate dagli uomini o su qualsiasi opera che egli compie, indipendentemente dalla grazia del Cristo, costruisce il proprio carattere sulla sabbia. Le violente tempeste della tentazione spazzeranno via il fondamento sabbioso e lasceranno quella casa in rovina sulle rive del fiume del tempo. “...Ecco, io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido; chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire. Io metterò il diritto per livella, e la giustizia per piombino; la grandine spazzerà via il rifugio di menzogna, e le acque inonderanno il vostro riparo”. Isaia 28:16, 17. GMB 173.2
Ma oggi la grazia intercede in favore del peccatore. “...Io non mi compiaccio della morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie”. Ezechiele 33:11. La voce che oggi parla a coloro che vivono nel peccato è la stessa che con dolore esclamò di fronte alla città che amava: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Io vi dico che non mi vedrete più, fino al giorno in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” Luca 13:34, 35. In Gerusalemme Gesù intravide il simbolo del mondo che lo aveva rigettato e aveva disprezzato la sua grazia. Egli pianse per i cuori ostinati. E mentre le sue lacrime cadevano sul monte Gerusalemme si sarebbe potuta pentire e sarebbe sicuramente sfuggita alla sua punizione. Per qualche tempo ancora il Cristo aspettò che accettasse l’invito che le era stato rivolto. Anche oggi Gesù rivolge a voi il suo invito, con amore: “Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me”. Apocalisse 3:20. “...Ti ho esaudito nel tempo favorevole, e ti ho soccorso nel giorno della salvezza...”. 2 Corinzi 6:2. GMB 174.1
Voi che riponete le vostre speranze nel vostro egoismo state costruendo sulla sabbia, ma non è troppo tardi per sfuggire alla rovina incombente prima che la tempesta si scateni, rifugiatevi presso il fondamento sicuro. GMB 175.1
“Ecco, io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido; chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire”. Isaia 28:16. GMB 175.2