Orgoglio contro umiltà

Lezione 3, 2° trimestre, 11–17 aprile 2026

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Pomeriggio del Sabato 11 aprile

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Versetto da memorizzare: Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato". Luca 14:11


Occorre chiudere la porta a tutto ciò che favorisce l’orgoglio e l’autosufficienza, perciò stiamo in guardia nel dare o ricevere lodi e adulazioni. Adulare è opera di Satana esattamente come l’accusare e condannare. É cosi che egli cerca di provocare la rovina dell’anima, e coloro che prodigano lodi agli altri sono uno strumento nelle sue mani. I collaboratori di Cristo mettano in secondo piano la propria persona, dimentichino se stessi per celebrare Cristo, colui che solo deve essere esaltato! Gli occhi di tutti contemplino e ogni cuore celebri colui “che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati col suo sangue”. Apocalisse 1:5. PV 106.2

«L’orgoglio e la debolezza della fede stanno privando molti delle ricche benedizioni di Dio. Ci sono molti che, a meno che non umilino il loro cuore davanti al Signore, saranno sorpresi e delusi quando si udirà il grido: “Ecco, lo Sposo viene”. Matteo 25:6. Essi possiedono la teoria della verità, ma non hanno olio nei loro vasi con le loro lampade. La nostra fede in questo momento non deve fermarsi all’adesione o alla credenza nella teoria del messaggio del terzo angelo. Dobbiamo avere l’olio della grazia di Cristo che alimenterà la lampada e farà risplendere la luce della vita, indicando la via a coloro che sono nelle tenebre.” CH 128.3

Domenica 12 aprile 

Le mani avide dell’orgoglio


Leggi 1 Giovanni 2:15–17. Quali sono i tre punti principali che questo passo ti insegna riguardo all’orgoglio e all’amore per il mondo?

“Cristo ci ha messo in guardia contro l’orgoglio della vita, ma non contro la sua grazia e la sua bellezza naturale. Ha indicato i fiori del campo, il giglio che sboccia nella sua purezza, e ha detto: «Neppure Salomone, in tutta la sua gloria, era vestito come uno di questi». Matteo 6:29. Così, attraverso le cose della natura, Cristo illustra la bellezza che il cielo apprezza, la grazia modesta, la semplicità, la purezza, l’adeguatezza, che renderebbero il nostro abbigliamento gradito a Lui. L’abito più bello Egli ci invita a indossarlo sull’anima. Nessun ornamento esteriore può eguagliare in valore o bellezza quello «spirito mite e tranquillo» che ai Suoi occhi è «di grande valore». 1 Pietro 3:4....” CT 303.3

Occorre chiudere la porta a tutto ciò che favorisce l’orgoglio e l’autosufficienza, perciò stiamo in guardia nel dare o ricevere lodi e adulazioni. Adulare è opera di Satana esattamente come l’accusare e condannare. É cosi che egli cerca di provocare la rovina dell’anima, e coloro che prodigano lodi agli altri sono uno strumento nelle sue mani. I collaboratori di Cristo mettano in secondo piano la propria persona, dimentichino se stessi per celebrare Cristo, colui che solo deve essere esaltato! Gli occhi di tutti contemplino e ogni cuore celebri colui “che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati col suo sangue”. Apocalisse 1:5. PV 106.2

Lunedì 13 aprile 

Conosci te stesso


Leggi Luca 18:9–14. Cosa ne pensi di questi due uomini? Cosa ne pensava Gesù? Quale importante lezione c’è qui per tutti noi?

Il Salvatore applicò la parabola del Fariseo e del pubblicano a “certuni che confidavano in se stessi di esser giusti e disprezzavano gli altri”. Luca 18:9.11. Fariseo sale al tempio ad adorare, non perché si senta peccatore o creda di aver bisogno di perdono, bensì perché si ritiene giusto e spera di averne lode. Egli considera il suo culto un atto meritorio che lo raccomanda a Dio e nello stesso tempo suscita negli altri un’alta opinione della sua religiosità. Così spera di assicurarsi il favore di Dio e degli uomini. La sua adorazione è ispirata fondamentalmente dall’interesse personale. PV 98.1

Profondamente pieno di sé, lo dimostra nello sguardo, nel contegno e nella preghiera. Appartandosi dagli altri, come per dire “Fatti in là, non t’accostare perch’io son più santo dite” (Isaia 65:5), se ne sta in piedi a pregare “dentro di sé”. Totalmente soddisfatto della propria persona, pensa che anche Dio e gli uomini lo guardino con il medesimo compiacimento. PV 98.2

“O Dio”, dice, “ti ringrazio ch’io non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri; né pure come quel pubblicano”. Confronta il suo carattere non con quello santo di Dio, ma con quello degli uomini, e rivolge il pensiero da Dio agli uomini, trovando in questo motivo di profonda soddisfazione personale. PV 98.3

Poi fa l’elenco delle sue opere buone: “Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quel che posseggo”. La sua religione non tocca l’anima e lui personalmente non cerca neanche di conformare il proprio carattere a quello divino né il suo cuore trabocca di carità o misericordia. Gli basta una religiosità che non vada oltre l’apparenza; si attribuisce la sua giustizia da solo — giustizia che per lui consiste nel frutto delle sue buone azioni — e la giudica secondo norme umane. PV 98.4

Chiunque s’illude di essere giusto finisce per disprezzare il prossimo. Come il Fariseo giudica se stesso paragonandosi agli uomini, giudica gli altri col proprio metro. Raffronta la sua giustizia alla loro e quanto più li vede malvagi tanto migliore appare per contrasto. La sua presunta giustizia l’induce ad accusare “gli altri uomini” di trasgredire la legge divina e a manifestare lo stesso spirito di Satana, l’accusatore dei fratelli. Questo atteggiamento gli impedisce assolutamente di entrare in comunione con Dio e così egli ritorna a casa privo della benedizione divina. PV 98.5

Martedì 14 aprile 

Mosè, umile servitore


Cosa ci dice Ebrei 11:24–26 sul motivo per cui Mosè scelse una strada diversa e si umiliò?

Secondo le leggi egiziane, l’erede al trono dei faraoni doveva diventare membro della casta sacerdotale. Mosè, come possibile erede avrebbe dovuto essere iniziato ai misteri della religione nazionale. Pur studiando con grande impegno e interesse, non si lasciò convincere a partecipare al culto degli dèi egiziani. Fu minacciato di essere escluso dalla successione al regno: se avesse continuato nella sua adesione alla fede ebraica, la principessa lo avrebbe rinnegato. Ma la sua decisione di rendere omaggio esclusivamente a Dio, il Creatore del cielo e della terra, fu irremovibile. Discutendo con i sacerdoti e gli adoratori delle divinità egizie, Mosè dimostrò l’insensatezza della loro superstiziosa venerazione di oggetti inanimati. Nessuno poteva confutare le sue argomentazioni o cambiare le sue idee. La sua ostinazione fu tollerata, in considerazione della sua alta posizione e del favore di cui godeva presso il re e presso il popolo. “Per fede Mosè, divenuto grande, rifiutò d’esser chiamato figliuolo della figliuola di Faraone, scegliendo piuttosto d’esser maltrattato col popolo di Dio, che di godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando egli il vituperio di Cristo ricchezza maggiore de’ tesori d’Egitto, perché riguardava alla rimunerazione”. Ebrei 11:24-26. Mosè era degno di assumere il dominio tra i grandi della terra, di avere il primato alla corte del regno allora più potente e impugnarne con onore lo scettro. La sua preparazione intellettuale lo distinse tra i grandi uomini di tutti i tempi; come storico, poeta, filosofo, generale, legislatore, non aveva rivali. Tuttavia, benché avesse il mondo in suo potere, egli ebbe la forza morale di rifiutare le seducenti prospettive di ricchezza, grandezza e fama, “scegliendo piuttosto di esser maltrattato col popolo di Dio, che di godere per breve tempo i piaceri del peccato”. PP 204.1

Mercoledì 15 aprile 

L'offesa più grave


In Luca 22:24–27, leggi la risposta di Gesù alla disputa dei discepoli su cosa significhi la grandezza. Quale affermazione coglie il cuore del messaggio di Gesù in questi versetti?

“Fra di loro nacque anche una contesa: chi di essi fosse considerato il più grande”. Luca 22:24. Questa contesa, proprio sotto gli occhi di Gesù, ferì il suo animo e lo riempì di dolore. I discepoli non avevano rinunciato all’idea secondo cui Gesù avrebbe manifestato la sua potenza e si sarebbe impadronito del trono di Davide. Ognuno di loro desiderava occupare in quel regno il posto più importante. Si erano confrontati e ognuno si sentiva superiore all’altro. Tutti si erano indignati per la richiesta di Giacomo e Giovanni di sedere l’uno alla destra e l’altro alla sinistra del trono di Cristo, e si erano addirittura infuriati contro i due fratelli. Gli altri discepoli pensavano di essere stati sottovalutati, e che la loro fedeltà e i loro talenti non fossero sufficientemente apprezzati. Giuda fu il più severo nel giudicare Giacomo e Giovanni.GDN 493.3

I discepoli erano entrati in quella stanza con il cuore pieno di risentimento. Giuda si era posto a sedere alla sinistra di Gesù e Giovanni alla destra. Giuda voleva occupare il posto più importante, quello più vicino a Gesù. E Giuda era un traditore. GDN 493.4

Nacque poi un altro motivo di contesa. In occasione delle feste c’era la consuetudine che un servo lavasse i piedi agli ospiti, e per questo veniva preparato tutto il necessario: la brocca, la bacinella e l’asciugatoio. Ma non c’erano servi, quindi toccava ai discepoli occuparsi di quel servizio. Però nessuno di loro era abbastanza umile da assumere quel compito. Tutti fecero finta di ignorare ciò che si doveva fare. Con il loro silenzio, si rifiutarono di umiliarsi. GDN 493.5

Come poteva Gesù impedire che Satana riportasse su di loro una grande vittoria? Come poteva far loro capire che una professione di fede soltanto verbale non era sufficiente per essere suoi discepoli e avere un posto nel suo regno? Come poteva convincerli che la vera grandezza consiste in un umile servizio d’amore? Come poteva suscitare l’amore nei loro cuori e aiutarli a comprendere ciò che stava per dire? GDN 494.1

I discepoli non manifestavano nessun desiderio di rendere un servizio reciproco. Gesù attese un po’ per vedere che cosa avrebbero fatto, ma nessuno si mosse. Allora il Maestro si alzò da tavola, si tolse la tunica che avrebbe impedito i suoi movimenti, prese un asciugamano e se lo mise intorno ai fianchi. I discepoli lo guardavano sorpresi, e in silenzio aspettavano di vedere cosa avrebbe fatto. “Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto”. Giovanni 13:5. Quell’atto aprì gli occhi ai discepoli che si sentirono pieni di vergogna e di profonda umiliazione. Compresero quel tacito rimprovero, e considerarono se stessi sotto una nuova luce. GDN 494.2

Giovedì 16 aprile 

Guardate a Lui


Rileggete Luca 22:27. Qual è il messaggio chiave per tutti i seguaci di Cristo in questo passo?

Il piano, frutto della misericordia infinita, si stava adempiendo proprio attraverso la delusione dei discepoli. I loro cuori erano stati conquistati dalla grazia divina e dalla potenza dell’insegnamento di colui che parlava come mai nessuno aveva parlato, ma all’oro puro del loro amore per Gesù si mescolavano le scorie delle filosofie terrene e delle ambizioni egoistiche. Perfino nella stanza dove fu celebrata la Pasqua, nell’ora solenne in cui già cominciavano ad allungarsi sul Maestro le ombre del Getsemani ci fu “...una contesa fra loro per sapere chi di loro fosse reputato il maggiore”. Luca 22:24. Essi pensavano al trono, alla corona e alla gloria di questo mondo, mentre davanti a loro si profilavano l’infamia e l’agonia del Getsemani, del pretorio e della croce del Calvario. L’orgoglio e il desiderio di gloria non permettevano loro di rinunciare a questi errori e impedivano loro di considerare le parole del Salvatore che presentavano la vera natura del suo regno e preannunciavano già la sua agonia e la sua morte. Le loro concezioni errate li portarono ad affrontare una prova dura ma necessaria, che fu permessa perché essi potessero correggerle. I discepoli, pur sbagliandosi sul significato del messaggio che predicavano e pur non vedendo realizzarsi le loro aspirazioni, avevano fedelmente trasmesso l’avvertimento ricevuto da Dio. Il Signore, quindi, non avrebbe mancato di premiare la loro fede, il loro amore e la loro ubbidienza. Avrebbero ricevuto l’incarico di comunicare al mondo il glorioso messaggio del Signore risorto. Era in vista della preparazione per questo compito che il Salvatore aveva permesso che facessero una così dura esperienza. GC 274.2

Leggi Filippesi 2:3–8. Cosa ci dicono questi versetti su come dovremmo vivere alla luce della Croce?

Per vivere una vera vita spirituale è necessario abbandonare i compromessi con il peccato. Ecco che dal profondo del nostro cuore diremo insieme a Paolo: “...Ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù... Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo...”. Filippesi 3:13, 14, 8. Quando l’egoismo offusca la vista, tutto l’essere è nelle tenebre. “...Se dunque il tuo occhio è limpido, tutto il tuo corpo sarà illuminato”. Matteo 6:22. Erano quelle stesse tenebre che avvolgevano gli ebrei nella loro ostinata incredulità, che impedivano loro di apprezzare il carattere e la missione di colui che era venuto per salvarli dal peccato. GMB 108.3

Quando cediamo alla tentazione siamo indecisi e incostanti: la nostra fiducia in Dio vacilla. Se non decidiamo di consacrarci interamente a Dio ci troviamo nelle tenebre. Quando esprimiamo anche la più piccola riserva apriamo una porta a Satana che entra e ci tenta. Egli sa che se riesce a offuscare la nostra vista, in modo che l’occhio della fede non scorga più Dio, riuscirà ad abbattere quelle barriere che ci preservano dal peccato. GMB 109.1

Venerdì 17 aprile 

Ulteriori riflessioni

Gesù non ha mai chiesto a nessuno di abbracciare la Sua religione, ma ha chiesto loro di “seguirlo”, di essere uno dei Suoi discepoli. Il giovane ricco non poté seguire il Signore perché il suo cuore era concentrato sulle proprie ricchezze. E Nicodemo non poté seguire il Signore perché era troppo orgoglioso per farsi vedere in compagnia di Gesù, impopolare e odiato, seguito da umili pescatori. Per rimuovere gli ostacoli, l’uno doveva liberarsi delle sue ricchezze e l’altro doveva liberarsi del suo orgoglio. Per sradicare l’orgoglio, bisogna nascere di nuovo, bisogna diventare un uomo nuovo. Ma per sradicare l’amore per il denaro bisogna dare il proprio denaro a coloro che ne hanno davvero bisogno.

I maestri del pensiero religioso di questa generazione dedicano lodi e monumenti a quanti hanno sparso il seme della verità nei secoli passati, ma quanti, poi, distogliendosi da quest’opera, calpestano ancora oggi il germoglio di quel medesimo seme! Riecheggia l’antico grido: “Noi sappiamo che a Mosé Dio ha parlato; ma quant’è a costui [Cristo nella persona dei suoi messaggeri], non sappiamo di dove sia”. Giovanni 9:29. Come nei primi secoli, le verità speciali relative ai nostri tempi si trovano non presso le autorità ecclesiastiche, bensì in uomini e donne che non sono troppo colti o saggi per credere nella Parola di Dio. PV 47.1

“Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci son tra voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i savi; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo, e le cose sprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono” (1 Corinzi 1:26-28), “affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio”. 1 Corinzi 2:5. PV 47.2