Lealtà assoluta: Adorazione in una zona di guerra

Lezione 7, 4º trimestre, 08 novembre – 14 novembre 2025

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Sabato pomeriggio 8 novembre

Testo da memorizzare:

« Disse allora il Signore a Mosè: "Fino a quando rifiuterete di osservare i miei ordini e le mie leggi? Vedete che il Signore vi ha dato il sabato! Per questo egli vi dà al sesto giorno il pane per due giorni. Restate ciascuno al proprio posto! Nel settimo giorno nessuno esca dal luogo dove si trova". Il popolo dunque riposò nel settimo giorno. Esodo 16:28-30


Le operazioni militari furono sospese per permettere a tutti di partecipare a solenni cerimonie religiose. Gli israeliti erano ansiosi di stabilirsi in Canaan, perché non avevano terreni e case per le proprie famiglie. Per ottenerle avrebbero dovuto cacciare i cananei. Tuttavia rimandarono questa impresa perché li attendeva un dovere più importante: rinnovare il loro patto di alleanza con Dio. PP 420.2

Prima di morire, per ben due volte Mosè aveva raccomandato che Israele si riunisse sui monti Ebal e Garizim, a Sichem, per la solenne accettazione della legge di Dio. Ubbidendo a queste indicazioni, tutto il popolo, compresi “donne, bambini e stranieri che camminavano in mezzo a loro” (Giosuè 8:35) lasciò il campo di Ghilgal e, attraversando il territorio nemico, raggiunse Sichem, verso il centro del paese. Sebbene gli israeliti fossero circondati dai nemici, finché rimasero fedeli a Dio ebbero la sua protezione. Come ai tempi di Giacobbe, anche ora “un terrore mandato da Dio invase le città che erano intorno a loro” (Genesi 35:5) e il popolo d’Israele non fu disturbato. PP 420.3

Il luogo stabilito per questa celebrazione era già stato consacrato dalla storia dei padri. Qui Abramo eresse il primo altare all’Eterno nella terra di Canaan. Qui, Abramo e Giacobbe piantarono le loro tende. Qui Giacobbe aveva acquistato il campo in cui, secondo le usanze dei patriarchi, sarebbe poi stato sepolto anche il corpo di Giuseppe, che il popolo aveva portato dall’Egitto. Sempre in questo luogo vi era il pozzo scavato da Giacobbe e la quercia sotto la quale aveva sepolto gli idoli della sua famiglia. PP 420.4

Domenica 9 novembre

Il primo patto


Leggi Giosuè 5:1-7. Perché il Signore comandò a Giosuè di circoncidere la seconda generazione di Israeliti proprio in quel particolare momento della conquista?

Ma i discendenti di Abramo non mantennero la sua promessa di fedeltà: ne sono una dimostrazione i ripetuti tentativi di allearsi con popoli pagani e adottarne le abitudini. Il loro soggiorno in Egitto, dove poi furono ridotti in schiavitù, si rivelò un’esperienza negativa. Vivendo insieme a una popolazione pagana, nella condizione di schiavi, alterarono i princìpi divini, introducendovi gli insegnamenti immorali e crudeli della religione egiziana. Il Signore allora li liberò dall’Egitto e nella gloria, circondato da una schiera di angeli, scese sul monte Sinai: in questo scenario maestoso e terribile annunciò la sua legge davanti a tutto il popolo. PP 302.2

Dopo il peccato Dio diede ad Adamo la legge. Noè si mantenne fedele alle norme divine, Abramo le osservò: se ogni uomo avesse ubbidito a questi insegnamenti non sarebbe stato necessario istituire il rito della circoncisione. Se i discendenti di Abramo, infatti, avessero osservato il patto, di cui la circoncisione era solo un segno, i culti pagani non li avrebbero attratti e non avrebbero dovuto affrontare la schiavitù in Egitto. Se gli israeliti avessero sempre ricordato la legge di Dio non sarebbe stato necessario annunciarla al Sinai e inciderla su tavole di pietra. Infine, se il popolo avesse messo in pratica i princìpi dei dieci comandamenti, non sarebbero state necessarie le ulteriori disposizioni che Dio diede a Mosè. PP 303.2

Gli israeliti si accamparono in Canaan per la prima volta, non molto lontano dal Giordano. Qui Giosuè “circoncise i figliuoli d’Israele” (Giosuè 5:3); e “i figliuoli d’Israele s’accamparono a Ghilgal e celebrarono la Pasqua”. Giosuè 5:10. Dalla ribellione di Kades il rito della circoncisione era stato sospeso; ciò doveva costantemente ricordare a Israele che il patto con Dio, di cui questo rito era il simbolo, era stato infranto. Anche l’interruzione della Pasqua, ricordo della loro liberazione dall’Egitto, dimostrava il dispiacere del Signore per il desiderio del popolo di ritornare nel paese della sua schiavitù. Ma ora quegli anni bui erano finiti, e ancora una volta Dio, restaurando quel simbolo del patto, a cui si sottoposero tutti coloro che erano nati nel deserto, riconosceva Israele come suo popolo. Poi il Signore dichiarò a Giosuè: “Oggi vi ho rotolato di dosso il vituperio dell’Egitto” (Giosuè 5:9); per questo motivo il luogo dell’accampamento fu chiamato Ghilgal che significa “l’atto del rotolare”. PP 409.5

Precedentemente i popoli pagani avevano biasimato il Signore e il suo popolo perché gli ebrei, subito dopo aver lasciato l’Egitto, non erano riusciti a entrare in possesso del paese di Canaan. I loro nemici avevano trionfato perché Israele aveva vagato a lungo nel deserto, e avevano dichiarato che il Dio degli ebrei non sapeva guidarli nella terra promessa. Ma ora che il Signore aveva chiaramente manifestato la sua potenza e il suo favore aprendo un varco nel Giordano per il suo popolo, i nemici non li potevano più deridere. PP 410.1

Lunedì 10 novembre

Pasqua


Perché è significativo che Giosuè abbia scelto di celebrare la Pasqua ebraica nonostante l'urgente e immenso compito di conquistare la Terra Promessa? Leggi Giosuè 5:10; Esodo 12:6; Levitico 23:5; Numeri 28:16; Deuteronomio 16:4, 6.

Il Signore, infatti, aveva dichiarato: “Quella notte io passerò per il paese d’Egitto, e percoterò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto... Quel sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; e quand’io vedrò il sangue passerò oltre, e non vi sarà piaga su voi per distruggervi, quando percoterò il paese d’Egitto”. Esodo 12:12, 13. PP 228.1

In ricordo di questo evento, tutte le generazioni future del popolo d’Israele avrebbero celebrato una festa. “Quel giorno sarà per voi un giorno di ricordanza, e lo celebrerete come una festa in onore dell’Eterno; lo celebrerete d’età in età come una festa d’istituzione perpetua”. Esodo 12:14. Durante questa ricorrenza, gli israeliti avrebbero raccontato ai loro figli la storia di quella grande liberazione, come Mosè aveva ordinato loro: “Risponderete: Questo è il sacrifizio della Pasqua in onore dell’Eterno, il quale passò oltre le case dei figliuoli d’Israele in Egitto, quando colpì gli Egiziani e salvò le nostre case”. Esodo 12:27. PP 228.2

Anche l’interruzione della Pasqua, ricordo della loro liberazione dall’Egitto, dimostrava il dispiacere del Signore per il desiderio del popolo di ritornare nel paese della sua schiavitù. PP 409.5

“Il quattordicesimo giorno del mese, sulla sera” celebrarono la Pasqua “nelle pianure di Gerico. E l’indomani della Pasqua, in quel preciso giorno, mangiarono dei prodotti del paese: pani azzimi e grano arrostito. E la manna cessò l’indomani del giorno in cui mangiarono de’ prodotti del paese; e i figliuoli d’Israele non ebbero più manna, ma mangiarono, quell’anno stesso del frutto del paese di Canaan”. Giosuè 5:11. I lunghi anni di pellegrinaggio nel deserto erano finiti. Finalmente i piedi degli israeliti calcavano la terra promessa. PP 410.2

Martedì 11 novembre

Altari del rinnovamento


Qual era la motivazione di Giosuè per costruire un altare al Signore? Leggi Giosuè 8:30, 31; confronta con Deuteronomio 11:26-30, Deuteronomio 27:2-10.

Tuttavia rimandarono questa impresa perché li attendeva un dovere più importante: rinnovare il loro patto di alleanza con Dio. PP 420.2

Seguendo le direttive impartite da Mosè, sul monte Ebal fu eretto un monumento di grosse pietre, in cima alle quali, su una apposita superficie di gesso, fu scritta la legge, che comprendeva non solo i dieci comandamenti dati al Sinai e incisi su tavole di pietra, ma anche le leggi rivelate a Mosè, contenute in un libro. Accanto a questo monumento era stato eretto un altare di pietre, sul quale venivano offerti sacrifici all’Eterno. La collocazione dell’altare, sul monte Ebal, il monte della maledizione, indicava che se non fosse stato per l’espiazione del Cristo, gli israeliti sarebbero stati colpiti dalla collera divina per aver trasgredito la legge di Dio. PP 420.5

Sei tribù, discendenti da Lea e Rachele, si fermarono sul monte Garizim, mentre quelle che discendevano dalle serve, insieme con quelle di Ruben e Zabulon, occuparono il monte Ebal; infine i sacerdoti con l’arca si disposero nella valle, in mezzo alle tribù. Lo squillo di una tromba invitò al silenzio: Giosuè, in questo periodo di calma profonda, davanti a quell’enorme assemblea e all’arca, lesse le benedizioni che il popolo avrebbe ricevuto ubbidendo alla legge di Dio. Sul Garizim tutte le tribù risposero con un “amen”. E dopo aver letto le maledizioni, le tribù situate sull’Ebal diedero il loro assenso nello stesso modo: migliaia di voci risposero all’unisono. Seguì la lettura della legge di Dio, degli statuti e delle prescrizioni che erano stati loro rivelati da Mosè. PP 421.1

Mercoledì 12 novembre

Scritto sulle pietre


Leggi Giosuè 8:32-35. Qual è il significato dell'atto descritto in questi versetti e cosa dovrebbe dirci oggi?

Il luogo stabilito per questa celebrazione era già stato consacrato dalla storia dei padri. Qui Abramo eresse il primo altare all’Eterno nella terra di Canaan. Qui, Abramo e Giacobbe piantarono le loro tende. Qui Giacobbe aveva acquistato il campo in cui, secondo le usanze dei patriarchi, sarebbe poi stato sepolto anche il corpo di Giuseppe, che il popolo aveva portato dall’Egitto. Sempre in questo luogo vi era il pozzo scavato da Giacobbe e la quercia sotto la quale aveva sepolto gli idoli della sua famiglia. PP 420.4

Si trattava di uno dei luoghi più belli di tutta la Palestina, degno di essere teatro della grandiosa manifestazione che vi si doveva svolgere. Una dolce vallata, con verdi campi disseminati di ulivi, irrigata da ruscelli e ravvivata da fiori selvatici, si estendeva invitante tra le aride colline. I monti Ebal e Garizim, situati ai lati della valle, offrivano con le loro pendici un pulpito naturale, dal quale era possibile udire distintamente ogni parola, nella platea sottostante. Seguendo le direttive impartite da Mosè, sul monte Ebal fu eretto un monumento di grosse pietre, in cima alle quali, su una apposita superficie di gesso, fu scritta la legge, che comprendeva non solo i dieci comandamenti dati al Sinai e incisi su tavole di pietra, ma anche le leggi rivelate a Mosè, contenute in un libro. Accanto a questo monumento era stato eretto un altare di pietre, sul quale venivano offerti sacrifici all’Eterno. La collocazione dell’altare, sul monte Ebal, il monte della maledizione, indicava che se non fosse stato per l’espiazione del Cristo, gli israeliti sarebbero stati colpiti dalla collera divina per aver trasgredito la legge di Dio. PP 420.5

Perché era necessario scrivere una copia del patto su un monumento, visibile a tutti? (Vedi Deuteronomio 4:31; Deuteronomio 6:12; Deuteronomio 8:11, 14; 2 Re 17:38; Salmi 78:7).

Al Sinai, Israele aveva ascoltato la legge direttamente dalla voce di Dio; i sacri precetti scritti dalla sua mano erano ancora conservati nell’arca. Ma ora, affinché tutti potessero verificare le condizioni del patto per entrare in possesso di Canaan, questi precetti erano stati scritti in modo che ognuno li potesse vedere. Tutti dovevano dichiarare di accettare i termini del patto e le benedizioni e le maledizioni che sarebbero derivate dal rispettarlo o dal trasgredirlo. La legge, oltre a essere scritta sulle pietre, fu proclamata di fronte a Israele da Giosuè. Non erano passate molte settimane da quando Mosè aveva spiegato al popolo il libro del Deuteronomio: in quell’occasione, Giosuè lesse ancora una volta la legge. Erano presenti tutti gli uomini d’Israele, ma anche tutte le donne e i bambini: era importante che anch’essi conoscessero i loro doveri. Dio, riferendosi ai suoi statuti, aveva dato a Israele quest’ordine: “Vi metterete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segnale e vi saranno come frontali fra gli occhi: le insegnerete ai vostri figliuoli... affinché i vostri giorni e i giorni dei vostri figliuoli, nel paese che l’Eterno giurò ai vostri padri di dar loro, siano numerosi come i giorni de, cieli al di sopra della terra”. Deuteronomio 11:18-21. PP 421.2

Erano presenti tutti gli uomini d’Israele, ma anche tutte le donne e i bambini: era importante che anch’essi conoscessero i loro doveri. Dio, riferendosi ai suoi statuti, aveva dato a Israele quest’ordine: “Vi metterete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segnale e vi saranno come frontali fra gli occhi: le insegnerete ai vostri figliuoli... affinché i vostri giorni e i giorni dei vostri figliuoli, nel paese che l’Eterno giurò ai vostri padri di dar loro, siano numerosi come i giorni de, cieli al di sopra della terra”. Deuteronomio 11:18-21. PP 421.2

Giovedì 13 novembre

Anelare la Sua presenza


Leggi Giosuè 18:1, 2. Qual era l'attività per la quale Giosuè interruppe il processo di assegnazione della terra?

Fino ad allora il quartier generale della nazione e la sede del tabernacolo erano a Ghilgal. Ma ora per il santuario occorreva trovare una sistemazione definitiva. Così fu scelta Sciloh, una piccola città nel territorio di Efraim, quasi al centro del paese e facilmente raggiungibile da tutte le tribù, in una terra definitivamente sottomessa in modo che il culto non potesse essere disturbato. “Poi tutta la raunanza dei figliuoli d’Israele s’adunò a Sciloh, e quivi rizzarono la tenda di convegno”. Giosuè 18:1. Le tribù, che erano ancora sotto le tende quando il tabernacolo fu spostato da Ghilgal, lo seguirono e lo eressero presso Sciloh, dove rimasero finché si divisero nei loro possedimenti. PP 431.5

L’arca rimase a Sciloh per trecento anni, fino a quando, a causa del peccato della casa di Eli, cadde nelle mani dei filistei, e Sciloh venne distrutta. L’arca non fu più portata nel tabernacolo di Sciloh quando, trasferito il rituale sacro nel tempio di Gerusalemme, perse significato. Dio tramite il profeta Geremia, per ammonire gli abitanti di Gerusalemme ricordò con queste parole il destino di quella città: “Andate dunque al mio luogo ch’era a Silo, dove avevo da prima stanziato il mio nome, e guardate come l’ho trattato, a motivo della malvagità del mio popo lo d’Israele... Io tratterò questa casa, sulla quale è invocato il mio nome e nella quale riponete la vostra fiducia, e il luogo che ho dato a voi e ai vostri padri, come ho trattato Silo”. Geremia 7:12-14. PP 432.1

Leggi Ebrei 6:19, 20; Ebrei 9:11, 12; ed Ebrei 10:19-23. Cosa possiamo imparare da Giosuè noi cristiani, che non abbiamo un santuario terreno che custodisce la presenza fisica di Dio tra noi?

«In futuro ci saranno perplessità, difficoltà e inganni. L'unica sicurezza del popolo di Dio è la sua unità nell'opera che Egli gli ha affidato, sulla quale solo Lui può agire come supervisore. Tutti coloro che manterranno salda fino alla fine la loro fiducia riceveranno sulla fronte il marchio di Dio. Di loro Egli dirà: «Tu hai alcuni nomi anche a Sardi che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno con me in bianco, perché sono degni» (Apocalisse 3:4). Al tempo stabilito giungerà la lieta novella della loro liberazione, riempiendo i loro cuori di gioia e le loro labbra di lodi gioiose. 21MR 272.1

In questo momento l'unica salvezza per coloro che osservano i comandamenti di Dio è nell'essere un cuor solo, legati a Cristo e gli uni agli altri, nascosti con Cristo in Dio. (Giovanni 13:33-35). Il Salvatore guarda al conflitto imminente e invita il suo popolo a rafforzarsi aggrappandosi alla sua forza, facendo pace con lui, in modo che quando saranno messi alla prova, come sicuramente accadrà, Dio possa dare loro l'esperienza di Giacobbe, consentendo loro di rivendicare le parole della promessa: «Inoltre, farò con loro un patto di pace; sarà un patto eterno con loro: li collocherò, li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. Anche il mio tabernacolo sarà con loro; sì, io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. E le nazioni sapranno che io, il Signore, santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre» (Ezechiele 37:26-28). 21MR 272.2

Venerdì 14 novembre

Approfondimento

Secondo quest’ordine, ogni sette anni tutto Israele avrebbe dovuto assistere alla lettura dell’intera legge. “Alla fine d’ogni settennio, al tempo dell’anno di remissione, alla festa delle Capanne, quando tutto Israele verrà a presentarsi davanti all’Eterno, al tuo Dio, nel luogo ch’Egli avrà scelto, leggerai questa legge dinanzi a tutto Israele, in guisa ch’Egli l’oda. Radunerai il popolo, uomini, donne, bambini, con lo straniero che sarà entro le tue porte, affinché odano, imparino a temere l’Eterno, il vostro Dio, e abbiano cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge. E i loro figliuoli, che non ne avranno ancora avuto conoscenza, l’udranno e impareranno a temere l’Eterno, il vostro Dio, tutto il tempo che vivrete nel paese del quale voi andate a prender possesso, passando il Giordano”. Deuteronomio 31:10-13. Satana è sempre all’opera, cerca di distorcere le parole di Dio, rendendone difficile la comprensione, oscurando le facoltà intellettuali degli uomini e inducendoli a peccare. È per questo motivo che il Signore ha presentato le sue leggi in maniera così esplicita e lineare, senza lasciare spazio a possibili errori. Egli cerca costantemente di proteggere gli uomini attirandoli a sé, affinché non siano vittime degli inganni e della crudeltà di Satana. Dio ha accettato di rivolgersi all’uomo con la propria voce, di scrivere i suoi oracoli di proprio pugno. Tutte queste parole benedette, piene di vita e di verità, sono una guida infallibile per l’uomo. Occorre un grande impegno per ricordare e amare le promesse e la volontà del Signore, perché Satana è sempre pronto a farle dimenticare. PP 421.3

Coloro che si propongono di trasmettere la fede devono impegnarsi per far conoscere gli episodi e gli insegnamenti tratti dalla storia della Bibbia, insieme agli avvertimenti e alla volontà del Signore; devono presentarli con un linguaggio semplice, comprensibile anche per i bambini. Uno dei compiti dei pastori e dei genitori dovrebbe essere quello di educare i giovani attraverso le Scritture. I genitori, oltre a interessare i loro figli agli insegnamenti delle pagine sacre, devono coltivare un interesse personale per la Parola di Dio, e conoscerne bene il contenuto. Come Dio aveva ordinato a Israele, devono parlarne in casa, in viaggio, la sera prima di andare a letto, la mattina al risveglio. Cfr. Deuteronomio 11:19. Quanti desiderano che i propri figli amino e rispettino Dio devono parlare loro della sua bontà, della sua maestà e della sua potenza, rivelate nella Bibbia e nel creato. Ogni capitolo, ogni versetto delle Sacre Scritture mette in contatto l’uomo con Dio. Dovremmo tener sempre presenti davanti ai nostri occhi i precetti che esse contengono. Se la Parola di Dio fosse studiata e seguita, guiderebbe i credenti, come gli israeliti, con una nuvola di giorno e una colonna di fuoco di notte. PP 422.1