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Lezione 6, 3° trimestre, 1-7 agosto 2026

I doni spirituali

Theme

Sabato pomeriggio, 1 agosto

Testo da memorizzare:

«Richiudete la carità e desiderate i doni spirituali, ma soprattutto che possiate profetizzare». KJV — 1 Corinzi 14:1
«L’inizio dell’era cristiana fu segnato dall’effusione dello Spirito Santo e dalla manifestazione di vari doni spirituali. Tra questi vi era il dono della profezia. Nel libro degli Atti leggiamo delle parole ispirate di Pietro, di Stefano e di altri legati alla chiesa cristiana primitiva; leggiamo anche delle quattro figlie di Filippo, “vergini che profetizzavano”, e di un profeta di nome Agabo. Atti 21:9, 10. CET 240.1
«L’apostolo Paolo ebbe visioni della gloria del cielo. Vedi 2 Corinzi 12:1-7. Nel dodicesimo capitolo della Prima Lettera ai Corinzi scrisse ampiamente riguardo ai doni dello Spirito che furono concessi, non solo per un’epoca, ma “finché tutti giungiamo all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo”.» Efesini 4:13. «Dio ha posto nella Chiesa, in primo luogo gli apostoli, in secondo luogo i profeti, in terzo luogo i dottori, poi i miracoli, poi i doni di guarigione, i soccorsi, i governatori, le diversità di lingue». 1 Corinzi 12:28. CET 240.2
«Giovanni, l’ultimo sopravvissuto dei dodici apostoli di Gesù, era un profeta. Nell’ultimo libro della Bibbia, egli racconta delle visioni che gli furono concesse mentre si trovava in esilio sull’isola di Patmos. Nel riportare queste visioni, egli le definisce «la rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli ha dato per mostrare ai suoi servi le cose che devono presto avvenire»; e afferma che Cristo «l’ha mandata e comunicata tramite il suo angelo al suo servo Giovanni, il quale ha reso testimonianza della parola di Dio, della testimonianza di Gesù Cristo e di tutte le cose che ha visto». Apocalisse 1:1, 2.” CET 240.3

Domenica, 2 agosto

Diversitá di doni

Leggi 1 Corinzi 12:1–6. Qual è il punto centrale di questo brano?
«L’organizzazione della chiesa di Gerusalemme doveva servire da modello per l’organizzazione delle chiese in ogni altro luogo in cui i messaggeri della verità avessero conquistato convertiti al Vangelo. Coloro ai quali era stata affidata la responsabilità della supervisione generale della chiesa non dovevano esercitare il proprio potere sull’eredità di Dio, ma, come saggi pastori, dovevano «pascolare il gregge di Dio, [...] essendo d’esempio al gregge» (1 Pietro 5:2, 3); e i diaconi dovevano essere «uomini di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di sapienza». Questi uomini dovevano schierarsi compatti dalla parte del bene e difenderla con fermezza e determinazione. In tal modo avrebbero esercitato un’influenza unificante sull’intero gregge. AA 91.1
«Più avanti nella storia della Chiesa primitiva, quando in varie parti del mondo molti gruppi di credenti si erano costituiti in chiese, l’organizzazione della Chiesa fu ulteriormente perfezionata, affinché potessero essere mantenuti l’ordine e l’armonia nell’agire.
Ogni membro era esortato a svolgere bene il proprio ruolo. Ciascuno doveva fare un uso saggio dei talenti che gli erano stati affidati. Alcuni erano dotati dallo Spirito Santo di doni speciali: «in primo luogo apostoli, in secondo luogo profeti, in terzo luogo dottori, poi i miracoli, poi i doni di guarigione, di assistenza, di governo, di diversità di lingue». 1 Corinzi 12:28. Ma tutte queste categorie di collaboratori dovevano operare in armonia. AA 91.2
«“Vi sono diversità di doni, ma lo stesso Spirito. E vi sono differenze di ministeri, ma lo stesso Signore. E vi sono diversità di operazioni, ma è lo stesso Dio che opera tutto in tutti. Ma la manifestazione dello Spirito è data a ciascuno per il bene comune. A uno infatti è data dallo Spirito la parola di sapienza; a un altro, dalla stessa Spirito, la parola di conoscenza; a un altro, dalla stessa Spirito, la fede; a un altro, dalla stessa Spirito, i doni di guarigione; a un altro, il compimento di miracoli; a un altro, la profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversi generi di lingue; a un altro, l’interpretazione delle lingue: ma tutte queste cose le opera lo stesso e unico Spirito, distribuendole a ciascuno separatamente come Egli vuole. Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra di quell’unico corpo, pur essendo molte, formano un solo corpo, così è anche Cristo». 1 Corinzi 12:4-12.” AA 92.1

Lunedì, 3 agosto

Unitá nella diversità

Leggi 1 Corinzi 12:12–31. Perché l’analogia di un corpo con le sue molte parti è appropriata per rappresentare la chiesa e i suoi membri?
«Il dodicesimo capitolo della Prima Lettera ai Corinzi contiene istruzioni per tutti coloro che svolgono un ministero davanti a Dio. L’apostolo dice: “Vi sono diversità di doni, ma lo stesso Spirito. E vi sono differenze di ministeri, ma lo stesso Signore. E vi sono diversità di operazioni, ma è lo stesso Dio che opera tutto in tutti... Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra di quell’unico corpo, pur essendo molte, formano un solo corpo, così è anche Cristo» (1 Corinzi 12:4-6, 12). 21MR 276.2
«La vite ha molti tralci, ma sebbene tutti i tralci siano diversi, non litigano tra loro. Nella diversità c’è unità. Tutti i tralci traggono il loro nutrimento da un’unica fonte. Questa è un’illustrazione dell’unità che deve esistere tra i seguaci di Cristo. Nei loro diversi ambiti di lavoro hanno tutti un unico Capo. Lo stesso Spirito, in modi diversi, opera attraverso di loro. C’è un’azione armoniosa, sebbene i doni differiscano. Studia questo capitolo. Ne trarrai la convinzione che l’uomo che è veramente unito a Cristo non agirà mai come se fosse un tutto completo in se stesso. 21MR 276.3
«Dio vi userà quando sarete disposti a essere usati nel modo da Lui stabilito. Ricordate che la chiesa dei credenti costituisce il corpo di Cristo e “che non vi sia scisma nel corpo, ma che i membri abbiano la stessa cura gli uni per gli altri” (versetto 25). Dio vi esorta a unirvi ai vostri fratelli. Egli ha assegnato doni diversi ai diversi membri del Suo corpo. Ha dato loro tali talenti e opportunità che meglio promuovano la Sua gloria e il progresso del Suo regno. Egli è svergognato quando i membri del Suo corpo agiscono in modo contrario gli uni agli altri. 21MR 276.4
«Un uomo non raggiunge la perfezione e l’influenza svolgendo il lavoro di un altro, ma adempiendo fedelmente ai propri doveri come parte del grande tutto. Tutti i membri del corpo di Cristo devono essere uniti dalla comprensione reciproca e dalla fedeltà a Cristo. Con umile fede devono svolgere il proprio lavoro, operando secondo le direttive di Cristo. Chi cammina e opera lontano da Cristo finirà per raggiungere il posto più basso, qualunque siano ora la sua posizione e la sua influenza». 21MR 276.5

Martedì, 4 agosto

«La via per eccellenza»

Leggi 1 Corinzi 13:1–7 e 1 Pietro 4:8–11. Qual è il ruolo dell’amore per quanto riguarda i doni spirituali?
«E poi, con parole che da quel giorno ad oggi sono state per uomini e donne fonte di ispirazione e incoraggiamento, Paolo espose l’importanza di quell’amore che dovrebbe essere coltivato dai seguaci di Cristo: «Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sarei come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia, e comprendessi tutti i misteri e tutta la conoscenza; e se avessi tutta la fede, tanto da poter smuovere le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla. E anche se distribuissi tutti i miei beni per sfamare i poveri, e anche se dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, non mi gioverebbe a nulla». AA 318.1
«Per quanto alta possa essere la sua professione di fede, chi non ha il cuore colmo d’amore per Dio e per il prossimo non è un vero discepolo di Cristo. Anche se possedesse una grande fede e avesse il potere persino di compiere miracoli, senza l’amore la sua fede sarebbe inutile. Potrebbe dare prova di grande generosità; ma se, spinto da un motivo diverso dall’amore autentico, donasse tutti i suoi beni per sfamare i poveri, tale atto non lo renderebbe gradito a Dio. Nel suo zelo potrebbe persino andare incontro a una morte da martire, eppure, se non fosse mosso dall’amore, sarebbe considerato da Dio come un fanatico illuso o un ipocrita ambizioso». AA 318.2
«L’amore per Dio deve essere portato nella nostra vita quotidiana. Allora, e solo allora, potremo mostrare vero amore per i nostri simili. Quando ciò avviene, quando Cristo è insediato nei nostri cuori, manifestiamo con la nostra vita quotidiana, con il nostro comportamento, con il nostro interesse disinteressato gli uni per gli altri, con il nostro profondo amore per le anime, che siamo attuatori della Parola di Dio. La realtà del nostro modo di comportarci è caratterizzata da una profonda e sincera pietà, che purifica l’anima e opera incessantemente per il bene degli altri. ST, 11 marzo 1897, par. 14
«“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio”. “L’amore non fa del male al prossimo; perciò l’amore è l’adempimento della legge”. “La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque sobri e vegliate nella preghiera. E soprattutto, abbiate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati”». ST, 11 marzo 1897, par. 15

Mercoledì, 5 agosto

Il dono delle lingue

Leggi 1 Corinzi 14:5, 13, 26, 27 e 1 Corinzi 12:10, 30. Quale istruzione particolare diede Paolo riguardo al dono delle lingue?
«In tutte le disposizioni del Signore, non c’è nulla di più bello del Suo piano di concedere agli uomini e alle donne una varietà di doni. La chiesa è il Suo giardino, adornato da una varietà di alberi, piante e fiori. Egli non si aspetta che l’issopo assuma le proporzioni del cedro, né che l’ulivo raggiunga l’altezza della maestosa palma. Molti hanno ricevuto solo una formazione religiosa e intellettuale limitata, ma Dio ha un’opera da affidare a questa categoria di persone, se lavoreranno con umiltà, confidando in Lui. ST, 15 marzo 1910, par. 4
«Dio ha modi diversi di operare, e ha operai diversi ai quali affida doni vari. Un operaio può essere un oratore nato; un altro uno scrittore nato; un altro ancora può avere il dono della preghiera sincera, fervida e appassionata; un altro il dono del canto; un altro può avere una particolare abilità nello spiegare la Parola di Dio con chiarezza. E ogni dono deve diventare una forza per il bene, perché Dio opera con l’operaio.
A uno Dio dona la parola di saggezza, a un altro la conoscenza; ma tutti devono operare sotto lo stesso Capo. La diversità dei doni porta a una diversità di operazioni; ma «è lo stesso Dio che opera tutto in tutti». ST 15 marzo 1910, par. 5
«Il principio presentato da Paolo riguardo al dono delle lingue è ugualmente applicabile all’uso della voce nella preghiera e negli incontri sociali. Non vorremmo che chiunque abbia delle carenze in questo senso smettesse di offrire preghiere pubbliche o di rendere testimonianza alla potenza e all’amore di Cristo. CT 245.1
Non scrivo queste cose per zittirvi, poiché c’è già stato troppo silenzio nelle nostre riunioni; ma scrivo affinché consacriate la vostra voce a Colui che vi ha dato questo dono e vi rendiate conto della necessità di coltivarlo, in modo da poter edificare la chiesa con ciò che dite. Se avete acquisito l’abitudine di parlare a voce bassa e indistinta, dovreste considerarla un difetto e impegnarvi con fervore per superarlo, affinché possiate onorare Dio ed edificare i Suoi figli. CT 245.2
Nelle nostre riunioni di devozione, le nostre voci dovrebbero esprimere, attraverso la preghiera e la lode, la nostra adorazione del Padre celeste, affinché tutti sappiano che adoriamo Dio con semplicità e verità, e nella bellezza della santità. Prezioso davvero, in questo mondo di peccato e ignoranza, è il dono della parola, la melodia della voce umana, quando è dedicata alla lode di Colui che ci ha amati e ha dato Se stesso per noi. CT 245.3

Giovedì, 6 agosto

Il dono di profezia

Leggi Efesini 4:11–13 e 1 Corinzi 14:3, 4. Cosa dicono questi passaggi riguardo allo scopo dei doni spirituali in generale e al dono della profezia in particolare?
«È sempre stata una caratteristica dei falsi profeti quella di avere visioni di pace; e diranno “pace e sicurezza” quando la distruzione improvvisa si abbatterà su di loro. I veri profeti rimprovereranno con coraggio il peccato e metteranno in guardia dall’ira imminente. 1SG 11.1
«Le profezie che contraddicono le dichiarazioni chiare e positive della Parola devono essere respinte. Un esempio è dato dal modo in cui avverrà la seconda venuta di Cristo. Quando Gesù ascese al cielo sotto gli occhi dei suoi discepoli, gli angeli dichiararono in modo estremamente esplicito che quello stesso Gesù sarebbe tornato proprio nello stesso modo in cui lo avevano visto salire al cielo. Perciò Gesù, nel predire i falsi profeti degli ultimi giorni, dice: «Se vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è nelle camere segrete”, non credeteci». Ogni vera profezia su questo punto deve riconoscere la sua venuta visibile dal cielo. Perché Gesù non disse: «Rifiutate ogni profezia in quel momento, poiché allora non ci saranno veri profeti?» 1SG 11.2
«Efesini 4:11-13. «Egli ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero, per l’edificazione del corpo di Cristo, finché tutti giungiamo all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo». 1SG 12.1
«Da un versetto precedente apprendiamo che, quando Cristo ascese in alto, donò dei doni agli uomini. Tra questi doni sono elencati apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri. Lo scopo per cui furono dati era il perfezionamento dei santi nell’unità e nella conoscenza.
Alcuni, che oggi si professano pastori e maestri, sostengono che questi doni abbiano pienamente raggiunto il loro scopo circa millottocento anni fa e che, di conseguenza, siano cessati. Perché allora non rinunciare ai loro titoli di pastori e maestri? Se il ministero del profeta è limitato da questo testo alla chiesa primitiva, lo stesso vale per quello dell’evangelista e per tutti gli altri; poiché non viene fatta alcuna distinzione». 1SG 12.2

Venerdì, 7 agosto

Approfondimento

«Nel giorno di Pentecoste i discepoli furono così investiti della potenza dall’alto. Ma questa promessa di Cristo non era, non più della profezia di Gioele, limitata a quell’occasione. Infatti Egli diede loro la stessa promessa in un’altra forma, assicurando loro che sarebbe stato con loro sempre, fino alla fine del mondo. Matteo 28:20. Marco ci dice in che senso e in che modo il Signore sarebbe stato con loro. Egli dice: «E loro andarono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la parola con segni che l’accompagnavano». Marco 16:20. E Pietro, nel giorno di Pentecoste, testimoniò riguardo alla perpetuità di questa opera dello Spirito di cui erano stati testimoni. Quando gli ebrei convinti dissero agli apostoli: «Che dobbiamo fare?», Pietro rispose: «Pentitevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché la promessa è per voi, per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore nostro Dio chiamerà». Atti 2:37-39. Ciò garantisce certamente l’opera dello Spirito Santo nella chiesa, anche nelle sue manifestazioni speciali, per tutti i tempi a venire, fintantoché la misericordia inviterà gli uomini ad accettare l’amore perdonante di Cristo. PP 23.1
«Ventotto anni dopo, nella sua lettera ai Corinzi, Paolo presentò a quella chiesa un’argomentazione formale sulla questione. Egli dice (1 Corinzi 12:1): «Ora, riguardo ai doni spirituali, fratelli, non vorrei che foste nell’ignoranza» — tanto riteneva importante che questo argomento fosse compreso nella chiesa cristiana. Dopo aver affermato che, sebbene lo Spirito sia uno, esso ha diversità di operato, e aver spiegato quali siano tali diversità, introduce la figura del corpo umano, con i suoi vari membri, per mostrare come la chiesa sia costituita con i suoi diversi uffici e doni. E come il corpo ha le sue varie membra, ciascuna delle quali ha una funzione specifica da svolgere, e tutte operano insieme nell’unità di intenti per costituire un tutto armonioso, così lo Spirito doveva operare attraverso vari canali nella Chiesa per costituire un corpo religioso perfetto. Paolo prosegue poi con queste parole: «E Dio ha posto alcuni nella Chiesa: in primo luogo gli apostoli, in secondo luogo i profeti, in terzo luogo i dottori, poi i miracoli, poi i doni di guarigione, i soccorsi, i governatori, le diversità di lingue». PP 23.2
«L’affermazione che Dio ha posto alcuni nella Chiesa, ecc., implica qualcosa di più del semplice fatto che fosse stata lasciata aperta la possibilità che i doni si manifestassero qualora le circostanze fossero state favorevoli. Significa piuttosto che essi dovevano essere parti permanenti della vera costituzione spirituale della Chiesa, e che se questi non fossero stati in funzione attiva, la Chiesa si sarebbe trovata nella condizione di un corpo umano, alcuni dei cui membri, a causa di un incidente o di una malattia, fossero diventati paralizzati e indifesi. Una volta stabiliti nella Chiesa, questi doni devono rimanervi finché non vengano formalmente rimossi. Ma non vi è alcuna testimonianza che siano mai stati rimossi. PP 24.1
«Cinque anni dopo lo stesso apostolo scrive agli Efesini riguardo agli stessi doni, indicandone chiaramente lo scopo e dimostrando così indirettamente che essi devono continuare finché tale scopo non sia raggiunto. Egli dice (Efesini 4:8, 11-13): “Perciò dice: «Quando ascese in alto, portò con sé prigionieri e donò doni agli uomini»...
E a alcuni ha dato apostoli, ad altri profeti, ad altri evangelisti, ad altri pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero, per l’edificazione del corpo di Cristo: finché tutti giungiamo all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo». PP 24.2
«La chiesa non raggiunse lo stato di unità qui contemplato nell’epoca apostolica; e ben presto dopo quell’epoca, l’oscurità della grande apostasia spirituale cominciò a incombere sulla chiesa; e certamente durante quel periodo di declino, questa pienezza di Cristo e l’unità della fede non furono raggiunte. Né sarà raggiunta finché l’ultimo messaggio di misericordia non avrà radunato da ogni tribù e popolo, da ogni classe sociale e da ogni organizzazione dell’errore, un popolo completo in tutte le riforme evangeliche, in attesa della venuta del Figlio dell’uomo. E in verità, se mai nella sua esperienza la Chiesa avesse bisogno del beneficio di ogni mezzo predisposto per il suo conforto e la sua guida, il suo incoraggiamento e la sua protezione, sarebbe proprio in mezzo ai pericoli degli ultimi giorni, quando le potenze del male, ormai quasi perfezionate dall’esperienza e dall’addestramento per la loro opera nefasta, ingannerebbero, con i loro capolavori di impostura, se fosse possibile, persino gli eletti. Molto opportunamente, quindi, giungono le profezie speciali sull’effusione dello Spirito a beneficio della Chiesa negli ultimi giorni». PP 24.3

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