I servitori di Dio devono lavorare insieme, con gentilezza e cortesia, uniti ordinatamente, e quanto all’onore prevenendosi gli uni con gli altri. Romani 12:10. Non devono esserci critiche malevoli, non si deve distruggere il lavoro gli uni degli altri, né devono esserci gruppi separati. Ogni uomo al quale il Signore ha affidato un messaggio ha il suo specifico lavoro. Ciascuno ha una propria individualità che non deve essere sostituita con quella di nessun altro. Tuttavia ognuno deve lavorare in armonia con i suoi fratelli. Gli operai di Dio, nel loro servizio, devono essere essenzialmente uno. Nessuno deve porre se stesso come criterio di giudizio, parlando irrispettosamente dei suoi colleghi, o trattandoli come esseri inferiori. Sotto Dio, ciascuno deve compiere il lavoro assegnatogli, essendo rispettato, amato e incoraggiato dagli altri operai. Insieme essi devono portare l’opera a compimento. UVI 173.1
Paolo tratta a lungo questi princìpi nella sua prima lettera alla chiesa di Corinto. L’apostolo si rivolge ai “ministri di Cristo” come a “degli amministratori de’ misteri di Dio”. Del loro lavoro, egli dichiara: “Quel che si richiede dagli amministratori, è che ciascuno sia trovato fedele. A me pochissimo importa d’esser giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, non mi giudico neppur da me stesso. Poiché non ho coscienza di colpa alcuna; non per questo però sono giustificato; ma colui che mi giudica, è il Signore. Cosicché non giudicate di nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce le cose occulte delle tenebre, e manifesterà i consigli de’ cuori; e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio”. 1 Corinzi 4:1-5 (Luzzi). UVI 173.2
A nessun essere umano è stato dato di giudicare i differenti servitori di Dio. Solo il Signore è giudice dell’opera umana, ed Egli darà a ciascuno la sua giusta ricompensa. UVI 173.3
L’apostolo, continuando, si riferì direttamente al confronto che era stato fatto tra i suoi sforzi e quelli di Apollo. “Queste cose le ho per amor vostro applicate a me stesso e ad Apollo, onde per nostro mezzo impariate a praticare il “non oltre quel che è scritto”; affinché non vi gonfiate d’orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro. Infatti chi ti distingue dagli altri? E che hai tu che non l’abbia ricevuto? E se pur l’hai ricevuto, perché ti glorî come se tu non l’avessi ricevuto?” 1 Corinzi 4:6, 7 (Luzzi). UVI 173.4
Paolo presentò chiaramente alla chiesa i pericoli e le difficoltà che lui e i suoi associati avevano pazientemente sopportato nel loro servizio per Cristo. “Fino a questa stessa ora, noi abbiamo e fame e sete, noi siamo ignudi, e siamo schiaffeggiati, e non abbiamo stanza ferma, e ci affatichiamo lavorando con le nostre proprie mani; ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; diffamati, esortiamo; siamo diventati e siam tuttora come la spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti. Io vi scrivo queste cose non per farvi vergogna, ma per ammonirvi come miei cari figliuoli. Poiché quand’anche aveste diecimila pedagoghi in Cristo, non avete però molti padri; perché sono io che vi ho generati in Cristo Gesù, mediante l’Evangelo”. 1 Corinzi 4:11-15 (Luzzi). UVI 174.1